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A scorrere le statistiche una domanda sorge spontanea: «Paolo, perché hai scritto un libro?». Già, perché? Del resto in Italia ogni giorno (ogni giorno!) vengono pubblicati 175 nuovi titoli, per un totale di 64 mila all’anno (dati 2011, lavoce.info). A fronte di un altro fatto, allarmante: il 55% dei nostri connazionali non legge neppure un libro all’anno (manuali scolastici o di lavoro esclusi). Allora, perché?

Per due ragioni. L’ho scritto per sfidare me stesso. E l’ho scritto per aiutare chi vorrà trarne spunti utili a migliorare la qualità della vita. 

La sfida

Dunque, se proprio ti interessa saperlo dobbiamo risalire la corrente e giungere al principio di tutto, all’Adamo e Eva della mia avventura che ha in VIVI PRESENTE una pietra miliare. Dobbiamo cioè partire dal 1994. Quell’anno, al liceo Curie di Grugliasco, la terribile professoressa Rossi mi aveva rimandato in italiano. La ragione? Non sapevo scrivere. I temi in classe erano per me un vero incubo. Il mio stile faceva acqua da tutte le parti, ammesso che ne avessi uno, e lei, incerta fino all’ultimo tra latino e italiano, decise di farmi portare quest’ultima materia perché, venni a sapere più tardi, «forse saper scrivere bene un giorno gli può tornare utile». A distanza di tanto tempo non posso che ringraziare la professoressa Rossi! Fu infatti lei a creare le condizioni che anni più tardi mi permisero di trasformare il mio punto di debolezza in punto di forza. Grazie!

Dopo una tanto movimentata quanto breve vacanza a Ceriale, mi buttai a capofitto sui libri. Dal 1° agosto al 15 settembre, giorno delle prove scritte, la luce del sole la vidi poco, se non nei rapidi tragitti da casa mia a quella del docente che accettò la sfida di aiutarmi a superare quella mission impossible e al quale va il merito di avermi insegnato a scrivere. Quello che Luca – con cui peraltro si instaurò un sincero rapporto di amicizia, tuttora solido – trovò nei miei cassetti mentali, fu pari a ciò che un raffinato restauratore può trovare in un magazzino pieno di polvere, cianfrusaglie e ferri vecchi. Insomma, una vera confusione. Luca fece il miracolo, mattoncino su mattoncino, giorno dopo giorno. Io ressi l’urto e nel giro di un mese e mezzo il magazzino incasinato divenne non proprio un salotto affrescato, con mobili stile Luigi XIV, ma certamente una dignitosa stanza con l’arredamento in ordine. Niente male come punto di partenza. Superai brillantemente l’esame di riparazione, lasciando a bocca aperta la Rossi, e anzi mi appassionai così tanto che dall’anno scolastico successivo presi a divorare romanzi, saggi e racconti. A Luca voglio esprimere viva gratitudine non solo per avermi insegnato un metodo, ma anche per aver suscitato in me una sensibilità per la buona scrittura, elaborata, musicale direi, senza fronzoli, lineare, capace di toccare le corde emotive più profonde. Grazie!

A furia di frequentare la biblioteca civica, e soprattutto per continuare a coltivare il piacere di scrivere, nel 1997, a pochi mesi dall’inizio dell’università, pensai che sarebbe stato bello collaborare ad un giornale. Spedii dunque la richiesta di collaborazione al settimanale della mia città, “Il Corriere-Rivoli 15”. Passarono due settimane e nessuno si fece vivo. Sospettai che il silenzio fosse una forma di risposta. Ma non lo era, perché quando decisi di piombare in redazione e verificare di persona se avessero bisogno o meno di un collaboratore, il caporedattore Marco Sodano mi assicurò che avrei potuto cominciare dall’indomani. «Forse non farai questo mestiere – mi disse – ma scrivere potrà in ogni caso esserti utile nella vita». E due… Poi mi ammonì in modo così deciso che se chiudo gli occhi ancora rivivo la sensazione suscitata dalle sue parole: «Sei libero di dire di no, ma dall’istante successivo a quando mi dici di sì, impegnandoti a consegnarmi un articolo, non mi interessa cosa ti succede, può anche investirti un tir, ma entro la scadenza pattuita tu mi porti il pezzo, anche qualora dovessi arrivare fin qui con le stampelle. Chiaro?». Dissi che avevo capito e nei tre anni che seguirono rispettai sempre il patto con Marco. Fui puntuale, anche senza stampelle… In redazione d’estate ci andavo in bicicletta e d’inverno con la 126 rossa di mia madre o il 127 color caffé latte di mio nonno. Conobbi molti giovani, con cui strinsi amicizia e che continuai a frequentare anche dopo la chiusura di quell’esperienza. Correva l’anno 2000. Mi ci vorrebbe un romanzo per raccontare quel periodo, le risate in redazione fino a tardi il mercoledì sera, gli insegnamenti di Marco, Patrizio Romano, Claudia, Davide e soprattutto di Giovanni, il direttore, che ricordo con affetto intento a preparare l’editoriale di prima pagina, che l’indomani avrebbe lanciato spunti di riflessione ai lettori e avrebbe fatto discutere, talvolta animatamente, i politici locali. In quei tre anni Giovanni Lava dedicò poco tempo a quel cronista dai capelli arruffati alle prime armi che ero, ma nei rari momenti in cui mi ricevette nel suo ufficio mi passò generosamente i ferri del mestiere, come quella volta in cui mi esortò a prestare attenzione anche alle rapide e quasi impercettibili occhiate di sottecchi dell’intervistato, che potevano dire molto di più di mille parole… Grazie Giovanni e grazie a tutti gli amici dell’indimenticabile “Corriere”!

Intanto avevo iniziato a collaborare con il giornale dell’università, “Comma”, finanziato dalla facoltà che frequentavo, Giurisprudenza. Di “Comma” nel 2001 divenni direttore. Nel giro di qualche mese rinnovai la redazione, che raggiunse il cospicuo numero di venti collaboratori, la grafica e i contenuti. Non avendo vincoli e potendo scrivere ciò che volevo scatenai la mia creatività e mi lanciai in interviste impensabili per uno studente sbarbatello dalla faccia di bronzo: conobbi i giornalisti Indro Montanelli, Enzo Biagi, Marcello Sorgi, Paolo Mieli, Vittorio Feltri, Giuliano Ferrara, Furio Colombo; il professor Alessandro Galante Garrone, che mi dedicò un intero pomeriggio nel suo studio di via Grattoni, a Torino; i vignettisti Mannelli, Franco Bruna e Emilio Giannelli (che realizzò in esclusiva per il nostro giornale una caricatura di Biagi). Conobbi anche Piero Sansonetti, che all’epoca leggevo avidamente tutti i giorni e, assieme all’insuperabile Montanelli, elessi al mio giornalista preferito, da cui ricevetti indirettamente preziosi insegnamenti e da cui mutuai in una certa misura lo stile di scrittura.

Nel frattempo frequentai uno stage a “La Stampa web”, che aveva la redazione in un’ala dello stabile di via Marenco. “Luna Nuova”, il bisettimanale della Val di Susa, assorbì in parte i collaboratori del “Corriere” e io fui tra questi. Presi così a frequentare la redazione di Avigliana, anche se non respirai mai più l’atmosfera di allegra laboriosità che la famiglia del “Corriere” fu capace di creare, sotto lo sguardo accigliato ma benevolo di Giovanni.

Gli anni a cavallo tra i Novanta e il primo decennio del nuovo secolo furono caratterizzati anche da un’esperienza intellettuale di alto livello al Centro Pannunzio di Torino. Il professor Pier Franco Quaglieni nel 2000, un anno dopo aver cominciato a collaborare, mi propose di occuparmi della rubrica “L’intervista” del nuovo corso degli “Annali”, un librone dalla copertina azzurra pubblicato con cadenza annuale, appunto, e distribuito nelle più prestigiose librerie di tutt’Italia. Nel 2004 andammo a presentarlo anche a Roma, alla biblioteca del Senato, alla presenza dell’allora Presidente Marcello Pera. Gli “Annali”, unitamente a “Comma”, mi permisero di fare un salto di qualità. Per la pubblicazione del “Pannunzio”, infatti, ebbi modo di conoscere da vicino alcune delle personalità di spicco della cultura italiana di allora. Il primo fu Mario Rigoni Stern, di cui ricordo il forte accento veneto e il tono pacato nel raccontare i drammatici episodi della seconda guerra mondiale di cui era stato suo malgrado protagonista. Poi Igor Mann, che incontrai al ristorante del Cambio di Torino, dove fino a qualche anno fa avveniva il conferimento del premio che porta il nome del fondatore, nel 1949, del settimanale “Il Mondo”, Mario Pannunzio. Dal mio taccuino passarono anche Enzo Bettiza, Giampaolo Pansa, Paolo Conte e Pierluigi Batista. Da tutti ricevetti qualche insegnamento, che contribuì a farmi evolvere. Grazie Pier Franco, con il lavoro agli “Annali” ho ampliato i miei orizzonti culturali. Il rispetto delle opinioni altrui, anche se spesso distanti dalle mie – principio cardine del tuo impegno intellettuale – l’ho imparato al “Pannunzio”.

Nel 2004 iniziai un lavoro prettamente amministrativo, in linea con gli studi universitari compiuti, ma questo non fece mai venir meno la mia passione per la scrittura. A parte i tentativi non riusciti di dare alle stampe un libro sulla Resistenza nel torinese, ho mantenuto viva la mia vena creativa grazie alla collaborazione con il quadrimestrale dell’Amministrazione comunale di Collegno, che è proseguita anche dopo l’assunzione a Grugliasco. Il Sindaco di allora, Silvana Accossato, mi offrì l’opportunità di scrivere e io la colsi al volo. A conti fatti rimasi a “Collegno notizie” ben sette anni.

E così, tra decine e decine di articoli e interviste scritte, decine di libri e giornali letti, non so più quante micro audio cassette sbobinate, domenica dopo domenica, anno dopo anno, coltivai la passione per la scrittura, la stessa passione che mi ha spinto, la sera del 5 marzo 2015, due giorni dopo la conclusione del mio primo seminario sulla comunicazione efficace alla “Casa nel Parco” di Mirafiori, ad accendere il pc e cominciare a picchiare sui tasti, picchiare così forte e veloce da diventare un tutt’uno con un progetto che si è trasformato in realtà e ora è a tua disposizione.

A Livio Sgarbi, presidente della scuola di formazione Ekis, mio maestro in questo nuovo percorso di crescita, nonché per l’occasione autore della prefazione del libro, a Sonia Borghi di Verdechiaro Edizioni e all’editor Daria Bonacini va la mia più sincera gratitudine.

Alle due persone più una cui ho dedicato il libro, invece, non vanno “solo” i miei ringraziamenti, ma un’immensa e profonda espressione di affetto, bene e amore: siete il fondamento della mia vita.

Per te

Un sincero grazie anche a te che stai leggendo questo post e che rappresenti l’altra vera ragione per cui ho scritto VIVI PRESENTE. Sfruttalo, leggilo, scarabocchialo, sottolinealo, diffondilo agli amici e a tutti quelli che ritieni possano aver bisogno di una spinta per realizzare i loro sogni.

«Ehi, non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa, neanche a me! Ok? Se hai un sogno lo devi proteggere. Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non la sai fare. Se hai un sogno vai e inseguilo. Punto!».

Will Smith, nei panni di Chris Gardner, rivolto al figlioletto Christopher
“La ricerca della felicità”
Regia di Gabriele Muccino
2006