Ma i ministri e i parlamentari conoscono le tecniche di comunicazione efficace? E sopratutto, le usano? Domanda legittima ad ascoltare (e riascoltare) certi discorsi dei nostri governanti ed eletti. C’è chi ricorda ancora l’efficacia di Fanfani, Pajetta e Nenni (foto) – per citare tre pesi massimi della Prima Repubblica – che incantavano le masse come un suonatore di flauto incanta un cobra.

Loro non avevano frequentato corsi di formazione, academy, master, university, ma gli veniva piuttosto naturale affascinare il pubblico, anche grazie alla passione che spargevano a piene mani sulle folle per aver vissuto in prima persona alcuni tra i momenti più tragici della recente storia d’Italia.

Che dire allora dei politici della Seconda Repubblica? Cominciamo con il chiarire che questi ultimi si dividono in due categorie in fatto di comunicazione efficace: da una parte chi alla domanda «lei conosce la PNL?» (Programmazione Neuro Linguistica, per citare una tra le più moderne scienze, conosciuta come lo studio dell’eccellenza umana), ti guardano straniti e sembrano supplicarti di porre fine alla tua paziente attesa di una risposta; dall’altra chi la domanda non devi neppure porgliela, perché alla risposta ci arrivi da solo: sì, certo, eccome se la conoscono.

Lo capisci pure sfogliando distrattamente i numerosi volantini che ti intasano puntualmente la buca delle lettere in vista delle consultazioni nazionali: alcuni sono confusi, poco o troppo colorati, dalle scritte fitte fitte come muri d’inchiostro e soprattutto pieni di negazioni: «Non voglio questo, non voglio quello, sono contro quell’altro…»; altri invece sono ben organizzati, poche frasi dirette e obiettivi chiari.

Stesso discorso per le riunioni di partito, dove si discute e si prendono decisioni. Chi ha la fortuna di prendevi parte – lapis e taccuino alla mano, per raccontarne l’esito ai lettori, come ad esempio i giornalisti di “Corriere della Sera”, “la Repubblica” e “La Stampa” – assiste o ad un inefficace confronto di idee, oppure a incontri operativi ordinati che puntano al sodo e alla risoluzione dei problemi, più che alla appassionata ma sterile condivisione delle sventure.

Di tempo ne è passato dal Totò dello slogan «Vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio La Trippa…», eppure pare che per alcuni rappresentanti del popolo il mondo sia rimasto fermo a quell’epoca. Mentre altri si sono adeguati e attualizzati tempo zero.

Due esempi della categoria degli “attualizzati” sono – anche qui per citare i più noti – Renzi e Berlusconi. Loro la PNL l’hanno studiata, la utilizzano e ottengono risultati, almeno questo emerge dall’analisi dei discorsi e dei comportamenti che tengono in pubblico. Per non parlare di figure quali il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e della candidata Hillary Clinton: non a caso il mental coach di entrambi è lo statunitense Tony Robbins (foto), il motivatore numero uno al mondo, che della PNL ha contribuito a scrivere la storia.

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Ora, che sarà mai questa sconosciuta? E poi: non sarà forse un insieme di tecniche perfide per raggirare gli elettori, in linea con una concezione macchiavelliana della politica quale arte dell’astuzia e dell’inganno?

Prima premessa: la PNL è di per sé uno strumento volto a migliorare la comunicazione e a raggiungere risultati. Dipende molto da come viene usata, al pari di un’utilitaria: posso portarci in vacanza la famiglia, come sfrecciare a folle velocità per le stradine del centro storico rischiando di fare una strage di pedoni… Del resto comunicare significa condividere e mettere in comune con altre persone un’idea, un pensiero, un’informazione, e lo scopo della comunicazione è proprio consentire a chi comunica di farsi capire.

Seconda premessa: la PNL non ha inventato nulla di nuovo, avendo semmai codificato – per usare un’espressione cara a Napoleone – e perfezionato, questo sì, quanto è rinvenibile tanto nei classici del pensiero quanto nei classici della letteratura e per certi aspetti anche nei proverbi popolari.

Un esempio su tutti: «Dio ci ha dato due orecchie, ma soltanto una bocca, proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà» soleva ripetere Epitteto, filosofo greco esponente dello stoicismo: cos’è questa se non il fondamento di quella che la PNL ha ribattezzato comunicazione empatica e che insegna infatti ad ascoltare attentamente l’interlocutore, senza dare nulla per scontato e senza giudicare a priori?

Programmazione Neuro Linguistica, dunque, cioè a dire la scienza che studia come il linguaggio (linguistica) influisce sui programmi (programmazione) mentali (neuro). Il capo che dice «lei è un’ottima risorsa, però l’ultimo mese ha commesso diversi errori» produce nel collaboratore una reazione diametralmente opposta dal collega che pur pronunciando le stesse parole inverte le due frasi, utilizzando la congiunzione avversativa in modo sapiente: «Nell’ultimo mese ha commesso diversi errori, però io so che lei è un’ottima risorsa». Se sai che il “ma” e il “però” negano ciò che viene prima, bene. Se invece non conosci questa apparentemente banale regoletta evita poi di lamentarti se ti ritrovi il personale del tuo ufficio sulle barricate ad ogni tua proposta. Se sai che il “no” pronunciato a mo’ di mantra nella comunicazione equivale ad una porta chiusa in faccia, bene, sennò pagherai le conseguenze negative e dovrai fronteggiare piccole vendette quotidiane che alla lunga inaspriranno i rapporti interpersonali. Se sai, infine, che il “non” il cervello non lo coglie, assumendo quale obiettivo ciò che segue, bene, sennò non prendertela se tuo figlio rovescia il bicchiere dopo che gli avevi appena dato un “comando” inconsapevole quanto vuoi, ma preciso, quando gli hai intimato di «non rovesciare l’acqua a terra».

Piccoli accorgimenti linguistici che fanno la differenza, dunque. Ovviamente c’è molto altro, come ad esempio l’approccio: perché lo stesso evento affossa le ambizioni di Tizio, mentre rappresenta un’occasione di crescita per Caio? Cosa differenzia l’uno dall’altro? Tutto sta, appunto, nell’attitudine mentale con cui i due soggetti hanno scelto di viverlo: il primo si è incagliato nelle secche del lamento, mentre il secondo l’ha usato come catapulta, spostando il focus mentale dal lato negativo a quello positivo, sforzandosi di trovare l’opportunità di crescita.

Figurarsi quando queste tecniche vengono applicate correttamente alla politica: chi le utilizza – magari parlando guardando le telecamere di “Ballarò”, “DiMartedì” o “Piazza Pulita”, oppure in piazze gremite – è sicuro di trasferire ai cittadini esattamente i messaggi che ha in testa, senza lasciare spazio a zone grigie di incomprensione, soggette ad essere riempite dalle pericolose presupposizioni.

Si tratta, insomma, di una disciplina affascinante che permette a politici, ma anche a genitori, figli, lavoratori dalle più svariate mansioni, amici, parenti, vicini di casa di farsi ascoltare e farsi capire, ottenendo di più da sé, dagli altri e dalla vita.

Abbiamo poc’anzi citato due uomini politici tra i più conosciuti. Ebbene, giusto per dare un’idea: quando Renzi invita la televisione, la politica e gli italiani in generale ad uscire “dal coro della lamentazione” – a cominciare dalla prima volta in cui ha pronunciato questa frase, e cioè il 24 febbraio 2014 al discorso di insediamento del suo governo in Senato – cosa fa se non spingere chi lo ascolta a spostare il focus mentale sul raggiungimento del successo, dismettendo la diffusissima quanto inutile pratica dal lamento a pappagallo per ciò che non funziona?

Che dire poi di Berlusconi quando, da presidente del Consiglio, sfrutta il canale visivo dei telespettatori (la PNL ne ha individuati principalmente tre: visivo, uditivo e cenestesico, cioè quello delle emozioni) e snocciola numeri e informazioni nello studio di “Porta a Porta” con il prezioso supporto di lavagne, grafici e disegni?

Insomma, un politico può essere bravo quanto vuole e avere competenze tecniche sconfinate, ma se quando apre bocca risulta noioso, o si atteggia da grigio burocrate che non scalda il cuore e non fa vivere sapientemente emozione alcuna, beh, con il crollo delle ideologie avvenuto da un pezzo e con l’elettorato sempre più liquido e volubile, difficilmente oggi può risultare incisivo ed efficace.

Quindi? Formazione, formazione, formazione…

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