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Dall’altra parte dell’oceano i nostri amici americani pronunciano una frasetta che vi prego di non costringermi a tradurre letteralmente: «Shit in, shit out».

Parafrasando significa che se nutri un qualsiasi organismo di cose schifose (e non mi riferisco solo al cibo) non puoi aspettarti risultati eccellenti: te ne stai tutte le sere e tutti i week end davanti al televisore a mangiare patatine? Sei libero di farlo, ma poi non lamentarti se sul lavoro non progredisci, mentre i tuoi colleghi che hanno la volontà di studiare di notte fanno balzi in avanti da gigante.

E’ la legge… Che vale anche per tutto ciò che attiene alla sfera dell’emotività e dei pensieri. Ti dai da solo dello scemo e del fallito e ti lamenti da mattina a sera per ogni minima inezia, che ingigantisci a dovere fino a paralizzarti? Traine le conseguenze…

C’è poco da stupirsi, inoltre, se chi da bambino è stato maltrattato e bistrattato dai genitori si ritrovi, in fase adulta, a fare i conti con persone che alla lunga lo deludono e lo abbandonano, dopo avergliene fatte passare di tutti i colori. Penso al mio poeta preferito, Charles Bukowski, che per buona parte della vita ha frequentato ambienti ai limiti della legalità, facendosi quasi distruggere dall’alcool e dalle prostitute. Dopo aver divorato tutti i suoi libri sono passato a quelli scritti su di lui. Lo scorso week end ho letto la breve e intensa biografia a firma di Jim Christy e pubblicata da Feltrinelli con il titolo “La sconcia vita di Charles Bukowski”. Ve ne propongo una pagina, che guarda caso parla dell’infanzia del poeta e che ci spiega tutto con inequivocabile chiarezza… CLICCA QUI

Ma anche in questo caso c’è una buona notizia. Il trainer Ekis Alessandro Mora ai corsi ricorda sempre una frase di Richard Bandler: «Non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice». Come? Sviluppando consapevolezza sui meccanismi emotivi alla base della nostra vita di persone mature e diventando direttamente i genitori di noi stessi. E’ questa la ricetta di straordinaria efficacia suggerita da W. Hugh Missildine, nel suo capolavoro “Il bambino che sei stato”.

Questo autentico dono mi è stato offerto a maggio al Salone del Libro di Torino, e l’ho scoperto grazie all’intercessione di una mano saggia e invisibile che mi ha guidato fino allo stand della Erickson, mostrandomelo tra mille volumi accatastati. Poi uno dice il caso…

Ora, dopo averlo letto, approfondito, mappato, studiato, lo sto suggerendo a chiunque mi venga a tiro, tra parenti, amici, colleghi. Tutti devono leggere, assimilare e applicare in modo pratico questo manuale, prezioso strumento di scoperta di sé e auto miglioramento, che agisce un po’ come il meccanico sulla nostra automobile: dopo aver alzato il cofano e ispezionato il motore, interviene con sicurezza e precisione per farci ripartire scoppiettando.

Gente, non vi anticipo null’altro di più, perché voglio stimolare la vostra curiosità. Vi dico solo questo: siccome siete finiti su questa pagina e siccome so che volete imparare a vivere meglio, LEGGETELO!

Il bambino che sei stato

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