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New CURIOSANDO SI CRESCE

La scorsa sera ho rivisto Taxi Driver, capolavoro di Scorsese del 1976, dove il giovane De Niro veste i panni di un reduce del Vietnam che si guadagna da vivere facendo il tassista di notte in una misteriosa e cupa New York. A catturare la mia attenzione più di ogni altro elemento è stata…512CW9H4H9L._SY445_…è stata un’intervista degli anni Novanta all’attore Peter Boyle, che nel film interpreta il ruolo di un navigato collega di De Niro ed è soprannominato “il Mago”. Boyle, parlando di De Niro – all’epoca già affermato professionista nel mondo della celluloide (non per nulla aveva appena vinto l’Oscar con “Il padrino – Parte II”) – racconta un gustoso aneddoto che ora vi voglio proporre in ottica kaizen, crescita continua.

Nel 1975 De Niro è impegnato in Italia con Depardieu nelle riprese del monumentale Novecento di Bertolucci. In America, intanto, la squadra di Scorsese cura ogni dettaglio per iniziare a girare Taxi Driver in estate. De Niro ha poco tempo per prepararsi, ma lo fa a modo suo, sfruttando fantasticamente ogni singolo giorno. Boyle: «Seppi più tardi che De Niro, per entrare nella parte del tassista newyorkese e rendere il suo personaggio il più reale possibile, nei week-end che Bertolucci gli lasciava liberi saltava sul primo aereo, raggiungeva gli Stati Uniti e per tutta la notte di sabato si immergeva nelle vie della Grande Mela, al volante di un taxi giallo. Aveva infatti preso la licenza in incognito. Il lunedì riprendeva l’aereo per Roma. Andò avanti così per un bel po’ di fine settimana».

Parole confermate dallo stesso De Niro in questo filmato del 2016, in occasione del 40° anniversario del film.

Poi uno si domanda come mai De Niro è diventato De Niro… Caspita ragazzi che lezione eccezionale!

Non sazio, ho spulciato diversi siti e ho trovato un video di qualche tempo fa che riassume le dieci regole del successo secondo l’attore americano. Eccole raggruppate in questo fotogramma.

Robert De Niro's Top 10 Rules For Success

La n. 8 è quella cui De Niro ha fatto riferimento nel prepararsi ad interpretare il ruolo in Taxi Driver: fai sempre del tuo meglio. Tradotto: sii al top qualunque cosa tu faccia. Qualunque. Capito?! Mettici tutto l’impegno di cui sei capace. Si tratta di un’attitudine mentale, e più la abitui e più scatta in modo automatico anche quella volta in cui fare del tuo meglio rappresenta una questione (metaforicamente, ma anche no) di vita o di morte.

Una seconda lezione da trarre è legata all’azione, intesa come prendere l’iniziativa, agire in prima persona. Chiaramente per un attore, come in questo caso De Niro, è d’obbligo fare di tutto per calarsi nel personaggio da interpretare, al punto da respirare, camminare, parlare, atteggiarsi come lui, diventandone un tutt’uno. Ma anche noi possiamo cogliere un insegnamento prezioso: per fare al meglio qualunque cosa dobbiamo entrare in una particolare condizione che non aspetta l’imbeccata, ma richiede il concreto passaggio dal pensiero all’azione, per andarci a prendere ciò di cui abbiamo bisogno. Non è stato Scorsese a dire a De Niro «consegui la licenza e guida per tutta la notte del sabato, così sarai più credibile nel ruolo»; ma è stato l’attore stesso a spremersi le meningi: «Siccome voglio continuare ad essere un attore strepitoso (obiettivo) cosa posso fare per diventare ancora più bravo, anche interpretando un tassista? (domanda investigatrice)».

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L’attore Albert Brooks parla di De Niro

E poi c’è la terza lezione, che attiene in astratto alla comunicazione empatica e che in questo caso potremmo ribattezzare con il termine “esperienza empatica”: per fare tue determinate caratteristiche devi prima viverle in via diretta, sulla pelle, in modo totalizzante, entrarci dentro, perché non basta che qualcun altro te le racconti o che tu faccia finta. La stessa cosa che ogni buon insegnante di lettere racconta ai suoi giovani studenti per stimolarli a leggere i libri: «Non basta dare un’occhiata alle recensioni, ma per assorbire l’atmosfera e gli insegnamenti di un romanzo bisogna leggerlo dalla prima all’ultima pagina».

Del resto cosa scrive il drammaturgo greco Eschilo nella tragedia “Agamennone”? «Solo chi prova sa»…

Grazie Robert!

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