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NEW CURIOSANDO SI IMPARA

Lunedì ho frequentato per tutto il giorno un corso di aggiornamento professionale. Eravamo, io e i miei colleghi, nella sala del Consiglio Comunale. Nel pomeriggio il seminario prevedeva una parte di esercitazione pratica: non a caso in sala erano stati piazzati diversi computer portatili, uno ogni due persone. Quando la docente ci ha chiesto di cominciare a smanettare sulla tastiera mi sono reso conto di dover condividere il pc con altri tre colleghe, mentre dall’altra parte dell’aula un collega era solo. Che faccio, allora? Semplice, mi sposto: molto più comodo lavorare in due che non in quattro. Il collega in questione era piazzato accanto al termosifone. Un termosifone enorme. Appena mi sono seduto ho cominciato ad avvertire caldo. «Come caspita fanno a resistere con maglioni così spessi?», mi sono domandato, osservando sbigottito i nuovi vicini di banco. A mano a mano che i secondi passavano avvertivo crescere in me il disagio: «E adesso come ne esco? Ho caldo!». Per prima cosa ho pensato di togliermi la giacca e di rimanere in camicia, cravatta e gilet.

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Prima però mi sono giocato la carta di abbassare il calore del termosifone regolando la termovalvola. Mi sono dunque voltato, ho impugnato la manopola e ho tentato di girarla verso lo zero. Ho tentato, perché la valvola ERA GIÀ SULLO ZERO! Stupefatto ho toccato il termosifone: ebbene sì, era freddo.

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Il potere della suggestione, bellezza… La stessa che ho visto utilizzare tante volte assistendo a incredibili sedute di ipnosi. 

Ok, ora che vi siete piegati in due dalle risate (giustificate), per favore ripigliatevi e seguitemi nel ragionamento. Partiamo dal dizionario della lingua italiana. Alla voce “suggestione” dà questa definizione: «Fenomeno psicologico per cui un convincimento, un’idea, un’aspirazione si impongono alla coscienza per azione diretta o indiretta di una forza esterna cui non si riesce a opporre una resistenza valida». Un sinonimo di suggestione è dunque condizionamento. E qui, apriti cielo, perché gli esempi di condizionamento familiare, sociale e culturale si sprecano. Poche storie, siamo tutti suggestionabili, chi più chi meno, a seconda dei momenti e dei contesti. Siamo suggestionabili ogni volta in cui crediamo nelle false analogie, ogni volta in cui, cioè, facciamo 2+2=4 senza verificare alcunché, inserendo il pilota automatico. Ogni volta, infine, in cui facciamo affidamento solo sulle esperienze del passato per trarne suggerimenti su ciò che potrà accadere.

Ed è proprio di questo che vi voglio parlare oggi, delle suggestioni derivanti dalle abitudini e dalle ripetizioni. Per la serie: al buio vi ostinate a tastare il muro in cerca dell’interruttore della luce che, dopo aver ristrutturato casa, avete spostato sulla parete di fianco. Vi è mai successo…? Ecco…

Torniamo alla storia con cui abbiamo iniziato. Il ragionamento inconscio è stato più e meno questo: «Siamo d’inverno, fuori fa freddo, il riscaldamento è in funzione dappertutto. Quindi è acceso anche in sala consiliare. Del resto tutte le volte che in passato sono stato qui e fuori faceva freddo i termosifoni erano bollenti. E cosa capita se mi siedo accanto ad un termosifone acceso? Ma è ovvio, avrò caldo!». E il gioco è fatto.

Peccato che il passato e il presente non ci forniscano altro che suggerimenti. Come ha scritto il poeta inglese Coleridge «la storia è una lanterna posta sulla poppa di una nave, che rivela solo dove questa è già stata, gettando una debole luce sul percorso che le sta davanti».

Ora, la buffa esperienza che ho voluto condividere con voi non ha generato conseguenze negative. Ma cosa capita se una certa rigidità mentale, pur passeggera, condiziona le nostre decisioni in ambiti ben più importanti?

Considerate, ad esempio, gli eventi che condussero all’incidente dell’aereo della Air Florida che nel 1985 costò la vita a settantaquattro passeggeri. La storia è raccontata da Ellen J. Langer nel libro Mindfulness (Corbaccio editore): «Era un volo di routine, da Washington alla Florida, con un equipaggio esperto. Pilota e copilota erano in condizioni di salute eccellenti. Nessuno dei due era stanco, teso o influenzato. Cosa accadde? Un esame minuzioso condusse poi ad assegnare la responsabilità ai controlli compiuti dall’equipaggio prima del decollo. Mentre il copilota chiama ogni controllo sul suo elenco, il pilota si assicura che i commutatori siano nella posizione giusta. Uno di questi controlli è contro la formazione del ghiaccio. Quel giorno pilota e copilota esaminarono tutti i controlli, come avevano sempre fatto. Procedettero secondo la routine quotidiana e verificarono off (disinserito) quando si menzionò l’antighiaccio. Quel giorno, però, non volavano nella consueta aria tiepida del sud. La temperatura fuori era rigida. Mentre scorsero i controlli, come avevano sempre fatto, sembravano entrambi vigili e concentrati, mentre evidentemente così non era…».

Quando eseguiamo in modo automatico delle attività di routine, applicando rigidi schemi mentali frutto delle esperienze del passato, agiamo come automi, con conseguenze potenzialmente gravi per noi e per gli altri.

Se da una parte tale modo di rapportarci con la realtà circostante ci salva, perché ci solleva dall’elaborare ogni singolo dato (pensate a quanta energia bruceremmo…), dall’altra rappresenta un serio rischio, perché opera delle cancellature clamorose e, costringendoci a indossare i paraocchi, ci nasconde un mucchio di dettagli, anche quelli da cui dipendono i nostri risultati.

Bene, è tempo dei rimedi concreti: come possiamo prevenire le formule matematiche semplificate foriere di disguidi (più o meno seri)? In realtà lo abbiamo appena fatto… Esatto amici, ponendoci le domande giuste, capaci di stimolare la riflessione e l’indagine.

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Se le analogie appartengono agli strumenti mentali che utilizziamo per colmare il divario tra ciò che abbiamo sperimentato e le nuove situazioni che affrontiamo, le domande ci aiutano a uscire dalle nostre gabbie mentali e a ritornare con i piedi per terra, verificando se effettivamente ciò di cui siamo convinti ha riscontro o meno nella realtà.

  • In base a cosa credo di essere convinto che…
  • Come faccio ad essere così sicuro?
  • Ho verificato?
  • Quante probabilità ci sono che le cose non stiano esattamente come credo?

E badate che questo nuovo modo di agire è applicabile non solo nella vita privata, ma anche quando siamo in ufficio alle prese con una criticità, che troppo spesso pensiamo di risolvere nella maniera più ovvia e “collaudata”..

E’ tutto un lavoro di testa, parte tutto dal nostro ponte di comando.

Ma qui mi fermo, per ora, ripromettendomi di tornare su uno dei miei temi preferiti, quello del decision making e di cui il discorso sulle false analogie ha molto in comune.

Buon week end, alla prossima settimana!