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CURIOSANDO SI CRESCE

D’accordo, l’energia per fare ciò che ci appassiona dobbiamo prenderla dentro di noi e la fiducia nelle nostre risorse siamo noi gli unici a poterla nutrire e rinforzare. Al tempo stesso mi domando quanto incida nella storia personale degli individui anche la cosiddetta sponsorship, che può manifestarsi sotto forma di scoperta del talento, finanziamenti agli studi, incoraggiamenti costanti, o anche solo di una parola di conforto e fiducia pronunciata al momento giusto. 

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Al proposito mi viene in mente Giuseppe Verdi, che se non fosse stato per il fiuto e l’impegno di Antonio Barezzi, non sarebbe diventato Giuseppe Verdi…

I casi si contano a centinaia, specialmente nel mondo dello sport. Può stare antipatico quanto volete, ma se non fosse stato per Briatore probabilmente negli anni 2000 non avremmo gioito per le imprese di Michael Schumacher in Ferrari, lanciato in Formula Uno dieci anni prima proprio dall’imprenditore cuneese.

Non parliamo del mondo delle arti. Cito tre casi soltanto.

Il primo è quello di Rita Pavone, spronata dal padre a coltivare la passione per il canto. Memorabile l’episodio in cui papà Giovanni, vincendo le resistenze della moglie, investe i soldi faticosamente risparmiati dalla famiglia, e destinati ad acquistare il primo frigorifero, per far partecipare la figlia ad un concorso canoro a Roma. Correva l’anno 1962. 

Il secondo riguarda uno dei miei registi preferiti, Francois Truffaut. Nel 1957, quando il futuro esponente della Nouvelle Vague scriveva ancora critiche pungenti per i Cahiers du cinéma, rivista fondata da André Bazin nel 1951, l’affermato cineasta Max Ophüls si lasciò scappare in una lettera indirizzata al suo giovane allievo una frase che dovette fare breccia, visti gli effetti che produsse: «Ho l’impressione che lei diventerà qualcuno di importante nel campo della produzione cinematografica». 

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Il terzo l’ho scoperto recentemente sulle pagine del Corsera. Si tratta dello scrittore Philip Roth. Ecco la fotografia dell’incipit dell’articolo che voglio condividere con voi.

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Non fosse stato per Richard Stern il giovane Philip non avrebbe avuto una spinta (forse la spinta decisiva; non per nulla la ricorda ancora oggi) per andare avanti e dare gambe al suo talento. 

Domanda: ma questa regola vale anche nel mondo del lavoro, magari pure negli ambienti della pubblica amministrazione? Risposta: sì, eccome! Sentirsi dire «vai avanti» da una persona che stimiamo può rappresentare la svolta positiva della nostra carriera. 

Attenzione perché l’assioma funziona anche al contrario: spillare linfa con critiche e affermazioni negative, magari pronunciate nel momento in cui la persona avrebbe bisogno di energia, può tagliare le gambe per sempre a chiunque. Ma qui si aprirebbe il discorso sulle tecniche per impermeabilizzare la parte emotiva dalle critiche ingiuste. Un’altra volta.

Ora vi invito invece a fare due cose:

1. Anzitutto riportate alla mente anche solo una frase di incoraggiamento pronunciata anni fa da qualcuno che credeva in voi. Ripetetela mentalmente come un mantra, scrivetela sui post-it e tappezzate la casa e l’ufficio. Insomma, fate di tutto per interiorizzarla. Sappiate che quell’incoraggiamento è vivo e se non lo ha ancora fatto, da oggi in avanti può dare numerosi frutti prelibati.

2. La seconda cosa attiene al vostro ruolo nei confronti di un terzo che vi stima e vive (o lavora) con voi: quando vi sentite pronti rivolgetevi a lui/lei e, con convinzione, dite quanto lo/la stimate, trasmettetegli/le fiducia e incoraggiatelo/a ad andare avanti con grinta in ciò in cui crede. Un giorno potreste rendervi conto di aver contribuito a formare un “numero uno” e aver così regalato alla società una pietra preziosa. 

Buon w.e. amici, a venerdì prossimo!

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