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CURIOSANDO SI CRESCE – Questa settimana voglio essere ancora più pratico del solito e vi propongo una guida innovativa per costruire i vostri obiettivi in modo efficace. Si tratta della tecnica degli 8 passaggi. Eccola!

Cominciamo dal principio

Senza sapere ancora in cosa consiste la tecnica degli 8 passaggi per progettare il vostro obiettivo in modo efficace, vi chiedo di prendere un foglio e una biro e di scrivere cosa volete raggiungere. Qual è il vostro obiettivo? 

Benissimo! Ora vi chiedo di analizzarlo (e riformularlo) alla luce dei passaggi che vi propongo.

obiettivi

1. L’obiettivo deve essere espresso in positivo

Se avete scritto un obiettivo espresso con il non (es. «Non voglio ingrassare», «Non voglio continuare a fumare», «Non voglio più lavorare per la mia attuale azienda»…), allora significa che quella è paradossalmente l’area su cui attualmente siete più focalizzati, forse troppo. Occorre dunque decongestionare le troppe energie concentrate su quel tema, che rischiano di mandarvi in cortocircuito.

Un esempio vi farà capire ancora meglio cosa intendo. Durante un corso qualche tempo fa ho chiesto ad un partecipante: «Allora, sono qui per te, dimmi cosa vuoi raggiungere», e l’altro ha attaccato dicendo di non volere assolutamente una determinata cosa. E allora io: «Sì, ma cosa vuoi davvero». E l’altro ancora ad insistere con il non. Io: «Scusa, ti ho chiesto cosa vuoi ottenere…». Sembrava una barzelletta… Alla fine, con una fatica bestiale, siamo arrivati finalmente a definire ciò che il tizio voleva raggiungere e non ciò da cui voleva fuggire. È un po’ come quando si dice: «Devo dirti una cosa, ma non preoccuparti…», e abbiamo già messo in allarme il nostro interlocutore.

In generale, correre via da ciò che riteniamo indesiderato significa non ottenere nulla. Il vero obiettivo implica una scelta fra diverse opzioni e una decisione. Bisogna imparare a chiedere ciò che vogliamo. Solitamente abbiamo paura di scegliere una strada diversa perché temiamo di non trovarci bene. In casi del genere, per quanto delicati, dobbiamo ricordare che esiste sempre la possibilità di cambiare, e cambiare e cambiare ancora. I giapponesi della Toyota lo chiamano PDCA (Plan–Do–Check–Act). È il cosiddetto ciclo di Deming, di cui esiste una letteratura sterminata.

Qual è dunque la strada giusta nel fissare un obiettivo? È quella che ha un cuore! Così si esprime Paulo Coelho ne “Manuale del guerriero della luce”: «La scelta giusta è quella che ti fa fare una determinata cosa senza provare pesantezza». E Steve Jobs: «Se per troppe volte al mattino mi alzo senza un briciolo di voglia di fare ciò che sto per andare a fare significa che devo cambiare strada».

Sul tema degli obiettivi e dei fallimenti spesso ci facciamo condizionare dagli aspetti negativi, ignorando invece ciò che di positivo siamo riusciti a conquistare. Funziona così: abbiamo un’aspettativa molto alta, raggiungiamo il nostro obiettivo all’80%, ma siamo profondamente delusi. Perché? Perché siamo tutti concentrati sul 20% di mancata realizzazione. Ergo? Bisogna imparare a spostare il focus mentale sulla percentuale positiva che nella stragrande maggioranza dei casi è molto più elevata di quella negativa.

2. Deve essere totalmente sotto la vostra responsabilità

Questo punto ve lo spiego con un esempio. Se dico di voler essere nominato responsabile del reparto vendite della mia azienda non sto esprimendo un obiettivo totalmente sotto la mia responsabilità, perché il mio capo ha un ampio margine di scelta. In questo caso devo invece chiedere al mio capo cosa si aspetta da me qualora fossi destinato a ricoprire proprio quel ruolo. E a quel punto lavoro per sviluppare le nuove abilità richieste. Chiaro? 

3. Deve essere basato sui cinque sensi

Le domande ricorrenti in quest’area sono: «Cosa vedrò una volta che avrò raggiunto l’obiettivo?», «Cosa mi diranno gli altri?», «Cosa mi dirò io?», «Come mi vedi?», «Cosa deve accadere per sapere che ho raggiunto l’obiettivo?».

4. Deve essere ecologico

Il concetto di “ecologicità” di un obiettivo attiene all’analisi delle conseguenze delle nostre azioni. Si tratta di un’indagine utile a capire l’impatto dei nostri obiettivi su di noi e sulle persone che ci circondano e, più in generale, sul nostro contesto di vita.

In tale ambito potete porvi domande come ad esempio: «Il raggiungimento di questo obiettivo come incide sul mio ambiente e quello delle altre persone intorno a me?». E anche: «La mia vita subisce una modifica così forte a causa del raggiungimento di tale obiettivo? Quale?», «Vale la pena pagare il prezzo che la situazione richiede?», «Sono disposto/a a pagarlo?», «C’è qualcosa che potrebbe andare male qualora riuscissi a raggiungere l’obiettivo?». Quest’ultima domanda è contro intuitiva, ma serve a farvi prendere consapevolezza delle eventuali scuse che finora potrebbero aver rallentato la vostra marcia verso il traguardo. Del resto ogni obiettivo ha un prezzo da pagare: «Cambia qualcosa nei confronti delle persone che mi circondano (familiari, amici, colleghi…), della mia salute, delle mie abitudini, se lo raggiungo?». Meglio mettere subito in chiaro questi fattori, prima che sia troppo tardi. 

Riassumendo. Raggruppate tutte assieme le domande per controllare se il vostro obiettivo è ecologico sono:
– Cosa ottengo se raggiungo l’obiettivo?
– Cosa non ottengo, cosa non avrò più, cosa perderò se non lo raggiungo? 
– Cosa non ottengo se lo raggiungo? Sono disposto a pagare tale prezzo?
– Cosa non ottengo qualora non lo raggiungessi? Questa domanda è come la prima, ma rovesciata, una sorta di prova del 9.

5. Deve avere una scadenza

«Entro quando voglio raggiungerlo?». La procrastinazione è un falso problema: infatti non attiene alla sfera inconscia, ma è il frutto di una scelta consapevole.

6. Deve essere fattibile e motivante

Immaginate una persona che ha come obiettivo quello di “guadagnare di più”. Un obiettivo del genere è così mal formulato che maliziosamente si potrebbe chiedere: «Ma allora se da domani tu guadagnassi 1 euro in più di oggi ti sentiresti di dire di aver raggiunto il tuo obiettivo?». Certo che no. Un obiettivo del genere non è affatto motivante, anche se fattibilissimo. Stesso discorso lo si può fare con la domanda: «Ma allora se da domani tu guadagnassi 100.000,00 euro in più ti sentiresti di dire di aver raggiunto il tuo obiettivo?». Certo che sì. Super motivante, ma per nulla fattibile, almeno non dall’oggi al domani. Il giusto mix tra fattibilità e motivazione permette di raggiungere l’obiettivo.

Al proposito ricordate che se sale il livello della sfida sale anche quello dell’abilità che la sfida comporta di sviluppare per essere all’altezza. Sennò rischiate o di annoiarvi, oppure di andare in burnout da frustrazione o da troppa fatica.

7. Quali sono le tre azioni da fare tutti i giorni per avvicinarsi quotidianamente all’obiettivo?

Vi invito di nuovo a prendere carta e penna e, accanto al vostro obiettivo riformulato rispetto a quello che avete scritto quando avete cominciato a leggere questo post, a indicare le tre azioni concrete da porre in essere già da oggi.

Benissimo, a questo punto siete pronti per spiccare il volo!

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Alla prossima settimana, amici.

Ad maiora!

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