Tag

CURIOSANDO SI CRESCE – Da tifoso del Toro non mi sono mai particolarmente appassionato di cose bianconere. La vicenda sportiva di Buffon, tuttavia, mi ha sempre incuriosito per il solo fatto che il portiere della Juve ed il sottoscritto siamo nati nel 1978. Del resto sono più di vent’anni che mi interesso di tutto ciò che è avvenuto in quell’anno così intenso e cruciale per l’Italia, dal rapimento di Aldo Moro in avanti, passando per l’elezione a capo dello Stato di Pertini, fino all’elezione di Giovanni Paolo II. In questi giorni si fa un gran parlare di Buffon, che domani contro il Verona giocherà l’ultima partita con la Vecchia Signora. E poi…? Si ritira dal calcio per diventare dirigente di club, oppure accetta la super offerta del Paris Saint-Germain? Dilemma…

9dntmpr38xzro9ock73ie6pz4Fossi in Buffon non avrei dubbio alcuno: mi ritirerei. Per una semplice ragione: vorrei lasciare alla storia dello sport una bella immagine di me. Vorrei essere ricordato, da calciatore, come il numero uno dei numeri uno.

Posso capire che un professionista ancora in forma voglia restare sulla cresta dell’onda fino all’ultimo. E posso anche capire che pecunia non olet… Tuttavia a voler essere sempre il primo della classe si rischia il ridicolo, si rischia cioè di diventare la contro figura di se stessi, essendo venute meno le condizioni fisiche oggettive per replicare le prestazioni di un tempo. 

Nel mondo dello sport gli esempi si sprecano. Basti pensare alla pena che tutti gli appassionati di Formula 1 hanno provato nel vedere Schumacher condannato alle ultime posizioni alla guida della Mercedes, tra il 2010 e il 2012. 

Schumy

Per non parlare di Ian Thorpe, cinque volte campione olimpico, tra Sydney 2000 e Atene 2004, 11 volte campione mondiale e 18 primati mondiali: si ritirò all’età di 24 anni, per poi tornare molto tempo dopo e collezionare miseri penultimi posti o, peggio, sonore eliminazioni in batteria… thorpe

Anche il cinema offre esempi in tal senso: che pena il Mastroianni di “Sostiene Pereira” (1995), che pena il Sordi di “Incontri proibiti” (1999), che pena la Diane Keaton in Hampstead (2017)…

Perché non cominciare ad occuparsi di altro proprio quando si è al vertice della parabola? Anche perché ad un certo punto la parabola comincia a scendere… Perché non lasciare da vincenti, dunque, come ad esempio fecero – per tornare al mondo del calcio – Paolo Maldini e Francesco Totti? Bisogna ascoltarsi e capire quando è arrivato il momento di dire basta e smettere o, età permettendo, quando è arrivato il momento di chiudere un capitolo di vita e aprirne uno nuovo.

E questo vale per tutti noi: ciò che sto facendo mi permette ancora di dare il meglio di me? Come posso reinventare la mia vita? Di quali abilità ho bisogno per farlo? 

Nulla quaestio che siano domande sfidanti e impegnative. Al tempo stesso si tratta di passaggi cruciali per tornare ad essere padroni della nostra vita e non relegati ad un ruolo o legati ad un’immagine di noi difficilmente riproducibile per sempre.

Buon w.e. cari amici, a venerdì prossimo.

Ad maiora! 

Annunci