Margaret Thatcher diceva: «Se volete diventare persone di successo dovete imparare a esprimervi come le persone di successo». Vediamo un po’ cosa intendeva dire la Lady di Ferro, perché la lezione è di quelle d’oro…Come è noto la Thatcher era capace di pronunciare discorsi molto diretti e estremamente efficaci. Il suo segreto? L’uso delle parole.  

Two Fingers

Attenzione, in questo post ci preme far riferimento non tanto alla scelta dei termini pronunciati – che da sempre i leader mondiali come la Thatcher soppesano fino all’inverosimile (leggetevi Grazie, Obama del giovane David Litt per farvi un’idea…) – quanto all’uso sapiente della voce: tono, ritmo, velocità, volume e pause, che in gergo vanno sotto il nome di paralinguistica. Si tratta del come dico ciò che dico.

Al proposito vi suggerisco di guardare due film. Il primo è The Iron Lady, con una strepitosa Meryl Streep, che ricostruisce la vita del primo ministro del Regno Unito dal 1979 al 1990. Fate attenzione in particolare alla parte dedicata agli esercizi impartiti alla Thatcher dal primo attore della compagnia teatrale britannica. Il secondo è Il discorso del Re, con Colin Firth, che racconta come il logopedista Lionel Logue aiutò re Giorgio VI a risolvere i problemi di balbuzie, facendone un oratore incisivo e ascoltato.

Il tema è talmente vasto che si potrebbe scrivere un libro. Qui mi limito a condividere con voi un’esperienza vissuta giusto ieri, che riassume meglio di ogni regola didascalica l’eccezionale importanza dell’uso della voce e i riflessi che tale uso ha nel tenere desta l’attenzione dell’interlocutore e nel fargli comprendere i messaggi espressi.

Dunque, mercoledì sera ho concluso la “lettura” di un libro che in passato ho cominciato almeno una decina di volte, senza tuttavia riuscire ad andare oltre pagina 15. Si tratta del romanzo di Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte. Amici, sarà anche un capolavoro, ma io dopo un po’ mi perdevo. Come ho fatto dunque a leggerlo tutto? Ascoltandolo. Sì, ascoltando un audio libro, letto magistralmente da un attore di teatro.

Detto tra parentesi, quello degli audio libri è un mercato con margini di crescita pazzeschi. Non avete idea di quanti libri mi sto assaporando (o ri-assaporando), grazie a voci professionali, capaci di coinvolgere il lettore-ascoltatore ai limiti dell’ipnosi. Il tutto sfruttando i tempi cosiddetti vuoti, come quando lavo i patti, o ramazzo il pavimento di casa, oppure ancora quando sono in coda alle poste o al supermercato. Chiusa parentesi.

Bene, cosa fa un assatanato di cultura quando finisce un libro o un film? Ne comincia subito un altro… Dopo quello di Céline, infatti, ho scaricato l’audio libro de I Malavoglia di Giovanni Verga, un altro capolavoro che non sono mai riuscito a leggere. Ma – pensavo – siccome lo ascolto sarà facile da seguire e comprendere. Le ultime parole famose: Già dopo i primi cinque minuti – ma cosa dico?, dopo i primi venti secondi – mi sono cadute le braccia. Ho tenuto duro fino alla fine dell’introduzione e poi sono passato ad un altro audio libro. Perché ho abbandonato “I Malavoglia”? Colpa di Verga? No, colpa della tizia che leggeva: una cantilena inascoltabile, un tono monocorde da latte alle ginocchia, un fastidio quasi fisico. Insomma, zero abilità di coinvolgimento del pubblico! Poi scopri che si tratta della voce non di una professionista, ma di una volontaria. Ottimo lo spirito, ma pessima la resa.

Ecco dunque cosa accade se si lascia andare la voce a briglia sciolta, senza calore, colore, passione, pause, ritmo, sempre uguale a se stessa e non coerente con il contesto di volta in volta mutante: chi ascolta si distrae, perde il filo e il messaggio sotteso alla comunicazione cade nel vuoto. Efficacia addio. 

Ora, siccome è pressoché impossibile riassumere in un post le regole che al corso tratto in non meno di una mattinata, per questa settimana è sufficiente cominciare a prendere consapevolezza dell’importanza della voce: i risultati che otteniamo nella vita passano anche dal come ci esprimiamo e da quanto siamo abili ad utilizzare questo straordinario dono di natura, come fosse una sciarpa morbida che avvolge chi ci ascolta.

Fate questa prova. Non è detto che dobbiate avere una conoscenza della lingua inglese tale da comprenderne i discorsi, ma vi suggerisco di andare su YouTube e scaricarvi qualche intervento della Thatcher alla Camera dei comuni, da ascoltare a occhi chiusi: rimarrete affascinati dell’incisività e dall’energia che percepirete. Ecco cosa vuol dire utilizzare la voce in modo efficace, alla Camera dei comuni, come nella vita di tutti i giorni. 

Buon w.e., amici miei.

Ad maiora!

 

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