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La settimana scorsa abbiamo parlato della voce. Questa settimana parliamo dello sguardo, quale strumento potentissimo per comunicare in modo efficace. Come sempre più spesso ci piace fare iniziamo la nostra riflessione dal cinema.
E precisamente da Ermanno Olmi, creatore di cultura a tutto tondo (fu regista, appunto, ma anche sceneggiatore e scrittore). È scomparso il 7 maggio 2018 nella stessa Asiago in cui esattamente dieci anni fa, il 16 giugno 2008, morì un altro intellettuale cui dobbiamo molto: Mario Rigoni Stern. Scusate la digressione, ma tenevo a ricordare l’autore de Il sergente nella neve, che nel 2001 ebbi la fortuna di conoscere e di intervistare. 

Torniamo a Olmi. In settimana ho visto Il villaggio di cartone, film del 2011, con Michael Lonsdale quale attore protagonista (ricordate il Lonsdale de Il giorno dello sciacallo, nei panni del commissario Claude Lebel? Inarrivabile…). Ma non è del film che parliamo oggi, quanto piuttosto di un’intervista che Olmi rilasciò in occasione della presentazione della pellicola. Si tratta di un’intervista che – ai nostri fini – bisognerebbe guardare senza audio. Olmi, che all’epoca del video aveva appena compiuto ottant’anni, colpisce per il magnetismo e la vivacità dello sguardo. Esprime convinzione, presenza, sicurezza. Punta i suoi occhi in quelli del giornalista e, complice la passione che prova per il suo lavoro, emana un’energia positiva quasi tangibile. E anche quando sorride, a trasmettere gioia e felicità sono soprattutto i suoi occhi.

Se poi ad uno sguardo così intenso aggiungiamo un tono e un ritmo di voce coerenti, è molto probabile riuscire quantomeno ad essere ascoltati e capiti. Proprio come fa Olmi nell’intervista, capace di coinvolgere e farsi seguire con piacere, pur esprimendo concetti molto forti (parla di immigrazione, chiesa, umili, povertà, coscienza sociale…), che non tutti possono condividere.

Ergo? Mentre parlate con i vostri interlocutori abituatevi a mantenere un contatto visivo garbato e vispo, ricordando che chi guarda negli occhi ha il potere della comunicazione. Cominciate ad allenarvi quando steingete la mano a qualcuno: non c’è nulla di più imbarazzante di chi si presenta e volge lo sguardo a terra.

All’inizio sarà una regola, poi diventerà uno stile di vita, valido sia quando sarete impegnati in un dialogo uno a uno, sia quando parlerete in pubblico.

Del resto è intuitivo: provate a parlare a qualcuno che giocherella con il cellulare o si guarda le punte delle scarpe e poi ditemi come vi sentite. Lo stesso vale per gli altri, che alle medesime condizioni rischiano di sganciarsi da voi e a pensare ai fattacci loro. Ma se li guardate negli occhi si sentono valorizzati e sono più disposti ad ascoltarvi.

Venerdì prossimo proseguiremo la trattazione dei fondamentali della comunicazione efficace e parleremo, ve lo anticipo, di ascolto. Per chi vuole, sul tema, può cominciare a leggere l’interessante storia di copertina del settimanale 7 del Corriere della Sera di questa settimana, dedicata proprio all’arte di ascoltare. 

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Buon w.e. cari amici.

Ad maiora! 

 

 

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