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CURIOSANDO SI CRESCE – Doverosissima premessa. Oggi parleremo di politica, ma ci terremo cautamente lontani dai partiti e dalle scelte che caratterizzano la vita politica nazionale. Ognuno si tenga le sue idee e il suo colore, ognuno adori i suoi leader e critichi quelli altrui: in questa sede a noi va tutto bene, libertà assoluta.

Quello che più ci preme analizzare è piuttosto la comunicazione politica. Ascoltare i nostri rappresentanti ci ispira quotidianamente un mare di riflessioni. Conclusioni? Alcuni sanno comunicare in modo efficace, mentre altri credono di saperlo fare e talvolta commettono errori marchiani. Due esempi bipartisan di comunicazione non esattamente efficace: il primo (di tre giorni fa) ci ha fatto venire in mente il secondo (di qualche anno fa).

Dunque, martedì, il Ministro Di Maio incontra i giornalisti al termine di una riunione e rilascia una dichiarazione in cui ripete per quattro volte di fila il verbo “arretrare”. E poco importa che fosse preceduto dal “non”: «Non arretreremo sul reddito di cittadinanza, non arretreremo sulla sburocratizzazione, non arretreremo…, non arretreremo…». Caspita – abbiamo pensato saltando sulla sedia – ma come fa a non saperlo…?

Si tratta di una regoletta che insegnano al PNL Practitioner, cioè il primo livello del corso in programmazione neuro linguistica: al cervello – che non coglie il “non” – resta impresso solo ciò che segue la negazione. Dice il conduttore tivù: «Ora lanciamo la pubblicità. Non cambiate canale». Bravo merlo! Secondo voi cosa rimane al telespettatore? Il concetto di “cambiare canale” che, guarda caso, è l’esatto opposto di ciò che il conduttore vorrebbe si verificasse. Sul fronte opposto abbiamo invece un input chiaro, coerente dal punto di vista della linguistica e della volontà: «Ora lanciamo la pubblicità. Restate con noi».

Easy, dico bene? Quindi, cosa resta all’inconscio di chi ha ascoltato la dichiarazione del Ministro? Una raffica di quattro “arretreremo”, che non crediamo essere in linea con il messaggio che l’esponente del Governo volesse far passare agli italiani. 

Dicevamo che questa dichiarazione ci ha portato alla mente un episodio di qualche anno fa, nello specifico una campagna pubblicitaria del Pd a guida Bersani. Parliamo del 2012, se ben ricordo, quando le città vennero tappezzate da fotografie giganti di un gruppo di persone impegnate a spingere fuori dal campo visivo cartelli con parole non propriamente positive, tipo “disoccupazione”, “povertà”, “corruzione”, ecc… Stessa domanda: cosa resta nella testa dell’elettore distratto in attesa del treno, del pullman, o di passaggio in auto o in bici? Gli stessi concetti che l’ideatore della campagna pubblicitaria avrebbe voluto tenere lontani dal suo cervello, ma che invece gli ha imposto come unico piatto... Se su un cartello c’è scritto “povertà” e poi subito sotto campeggia il simbolo di un partito politico, cosa fa la parte emotiva di chi osserva? Una bella associazione! Partito=Povertà. Non è un caso che appena due settimane più tardi lo stesso partito abbia tappezzato i muri con poster di segno opposto, dove le persone tiravano dentro il campo visivo concetti positivi, come “occupazione”, “sicurezza”, “lavoro”.

Come siamo distanti da un campione dell’uso del linguaggio come Obama, i cui discorsi sono diventati oggetto di studio degli esperti di comunicazione di tutto il mondo, concordi nel ritenere che l’ex Presidente USA soppesava ogni singola parola, ben conscio del suo significato, affinché alla popolazione giungesse proprio il concetto che aveva intenzione di trasmettere, e non altro.

Mi viene voglia di suggerire ai politici nostrani di farne un modello di riferimento (al di là delle idee, ripeto). A migliorare sarebbe l’efficacia della comunicazione politica e anche il clima generale del Paese, perché la comunicazione, amici miei, è un’arte tra le più delicate e potenti, da maneggiare con cura: rappresenta infatti – parafrasando Aristotele che parlava di strutture superficiali e strutture profonde – la porta di accesso al mondo delle emozioni, l’elemento più importante su cui poggia la motivazione delle persone.

Buon w.e. a tutti.

Ad maiora! 

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