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CURIOSANDO SI CRESCE – Ore 6.30 di giovedì mattina. Rassegna stampa su “Radio 24”: Maria Latella legge i titoli dei giornali e si sofferma sulla presunta manipolazione del decreto fiscale collegato alla legge di bilancio. La Latella legge le prime righe dell’editoriale di Francesco Bei su “La Stampa” e a me va per traverso il caffè… E precisamente quando tira in ballo il concetto di “colpa”, cui si sarebbero abbandonati i componenti del governo per dare un nome e un volto a chi avrebbe cancellato non ricordo più cosa dalla bozza della norma. 

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D’accordo, siamo cresciuti tutti a pane e errori-colpa-punizione. Basti ricordare il nome di un gioco di società diffuso negli anni Ottanta: si chiamava niente meno che “caccia al colpevole”. Ma questo non giustifica il fatto che in età adulta perseveriamo su una strada palesemente sbagliata, specie se riprodotta in modo meccanico negli ambienti professionali. 

La diciamo cruda e diretta: i team di lavoro la devono smettere di dare la caccia alle streghe quando qualcosa va storto, perché così facendo si autodistruggono e creano danni a 360 gradi. 

Nella sua opera monumentale e ricca di spunti dal titolo “La quinta disciplina: l’arte e la pratica dell’apprendimento organizzativo” il professore statunitense Peter Senge sostiene che «i gruppi che si esauriscono a dare la colpa dei loro problemi ai terzi, rendendo impossibile qualsiasi opportunità di apprendere l’uno dalle esperienze degli altri». Parole sagge, ma che restano sulla carta sia nelle piccole organizzazioni, sia in quelle più grandi, da cui francamente ci si aspetterebbe tutt’altro tipo di comportamento…

Bene, chiederete voi, quale alternativa proponi al “gioco della colpa”? Amici, è semplice. Tutto si condensa in due concetti:
1. Orientamento alle soluzioni;
2. Domande.

Se ci mettiamo l’intenzione, e dunque volontariamente vogliamo uscire da una situazione complicata, allora significa che vogliamo trovare una soluzione. E se vogliamo trovare una soluzione significa che siamo disposti a porci domande furbe che stimolano l’intelligenza (e non la pancia…). E quando l’intelligenza viene attivata il tasso di conflittualità si abbassa drasticamente. 

Se poi il caso vuole che la soluzione non possa essere trovata, ma che sia consentito solo di raccogliere i cocci, bene, allora la domanda anziché essere «come ne usciamo?» si trasforma in «cosa impariamo?».

Soluzioni, soluzioni e ancora soluzioni, e anche lezioni e insegnamenti da mettere in cascina – come suggerisce la saggia cultura popolare – che aiutano a crescere. Altrimenti prevale chi grida più forte; in quel caso allora non siamo più in un sistema organizzato, ma in un pollaio. 

Buon fine settimana, a venerdì prossimo.

Ad maiora!

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