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CURIOSANDO SI CRESCE – Scommetto che almeno una volta nella vita avete incontrato l’aforisma, originariamente attribuito al filosofo medievale francese Bernardo di Chartres, secondo cui i contemporanei riescono a vedere più lontano degli antichi solo perché si siedono sulle loro spalle. «Siamo nani sulle spalle dei giganti», scriveva Umberto Eco per raccontare la storia della celebre massima. Perché ne parliamo? Perché la voracità con cui ci nutriamo di cinema ci ha recentemente fatto fare una scoperta piuttosto interessante, che ci ha richiamato alla mente la massima appena citata. La scoperta è questa, seguitemi. Il primo lungometraggio di Steven Spielberg è del 1971 e si intitola “Duel”: per un’ora e mezza si vede una berlina rossa inseguita misteriosamente da un Tir, il cui unico obiettivo è mandarla fuori strada e vendicarsi così di un precedente sorpasso azzardato. La pellicola, benché i dialoghi siano pressoché inesistenti, è avvincente e tiene inchiodati allo schermo. Sedici anni prima, nel 1955, due grandi interpreti del cinema europeo, i francesi Jean Gabin e Jeanne Moreau (quest’ultima non ancora celebre), girarono “Gas-Oil” (manco farlo apposta in italiano il film si intitola “I giganti”). Ebbene, in una delle scene più lunghe del film si assiste all’inseguimento, anche in questo caso misterioso, di un Tir da parte di un’auto. In questo caso le parti sono invertite: se in “Duel” è il Tir che insegue l’auto, in “Gas-Oil” è l’auto che corre dietro al Tir.

Forse non lo saprò mai, ma sono convinto che se scavassi un po’ riuscirei a scoprire che Spielberg partì proprio dal film di Gabin-Moreau per trovare l’ispirazione utile a concepire il suo primo lavoro cinematografico. Troppi i punti di contatto..

Basta l’ispirazione per realizzare un capolavoro? No di certo. L’ispirazione però segna l’incipit, poi la sfida si sposta sul migliorare l’idea primigenia. Esattamente quello che ha fatto Spielberg: è partito da una scena già esistente, di una decina di minuti soltanto, e l’ha trasformata in un lungometraggio di un’ora e mezza, arricchendola, mettendoci del suo, innovandola, rendendola originale.

 

Ed è lo stesso principio utilizzato da chi propone sul mercato prodotti e servizi innovativi: parte dall’esistente e lo migliora. Insomma, sale sulla spalle dei giganti del passato per guardare più lontano di loro. Qualche esempio? I mobili Ikea salva spazio, la lavatrice con carica dall’alto, la rotella del mouse per fare il cosiddetto “scrolling”, il lettore mp3, il bottone per accendere l’auto senza chiavi, la macchina fotografica digitale, le posate in materiale biodegradabile, ecc…

Quale l’insegnamento per noi? Miglioriamo la nostra e altrui vita partendo da qualcosa che già funziona per farne l’eccellenza. Il principio, spinto ai massimi livelli, porta alla filosofia Kaizen del metodo Toyota: non aspettiamo “il problema” (che parolaccia!) per attivarci, perché giocheremmo sempre in difesa; ma andiamo all’attacco e perfezioniamo l’esistente.

Ora, a voi! Guardatevi intorno, ficcate il naso nella vostra vita, spremetevi le meningi e identificate qualunque cosa che, a fronte di piccoli accorgimenti, può essere fatta in modo diverso e più funzionale. 

A venerdì prossimo, cari amici! E saremo già nell’Anno Nuovo!!! 

Ad maiora!

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