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CURIOSANDO SI CRESCE – Molto spesso a mandare per aria le relazioni interpersonali è il “non detto”. Io so che tu sai che io so… Lo ricordate il film del 1982 con Alberto Sordi e Monica Vitti? Ecco, è proprio ciò che dovremmo evitare di fare. Perché giocare a carte rigorosamente coperte, vivendo di presupposizioni (al 90% infondate), sgretola la fiducia. Ed è solo con la fiducia che i rapporti umani si sviluppano armonicamente.Come tradurre in termini pratici il suggerimento? Laddove possibile scegliamo la strada della chiarezza e della condivisione, anche se sulle prime si tratta della meno facile. Ma pensate a quanti vantaggi, sul lungo termine, derivano dal disimpegnare la mente in faccende che drenano solo energie, senza apportare alcun valore aggiunto. La chiarezza, amici, la chiarezza è la carta vincente.

Io_so_che_tu_sai_che_io_so

Facciamo un esempio. Una coppia di fidanzati si ritrova dopo parecchi mesi di gelo. Questa volta decidono di riprovarci sul serio. Entrambi sono emozionati e hanno un’aspettativa molto alta, essendosi giurati al telefono amore eterno. Il ragazzo, appena la ragazza sale in auto, nota che lei non porta alcun anello, neppure la fedina con brillantino che lui le aveva regalato tempo prima. La sua emozione crolla, si sente deluso e infastidito al punto da volersene andare: «Tanto… A che serve? Il messaggio mi è arrivato forte e chiaro: a parole dice di amarmi, ma poi si guarda bene dall’indossare il simbolo del nostro amore», pensa.

La fidanzata si accorge della freddezza iniziale di lui e potete immaginare a cosa pensi e come reagisca… In breve tempo tra i due si respira un’atmosfera di tensione. In ogni caso il ragazzo trova il coraggio di affrontare l’argomento: «Speravo di vederti portare l’anellino del nostro fidanzamento. Ti confesso che sono rimasto un po’ deluso… Come mai non l’hai indossato?».

Anello

A questo punto la ragazza dice la cosa più importante ai fini della nostra riflessione: «Mi aspettavo questa domanda…».

Eccolo l’errore, caspita! Ma come, cara fanciulla, tu sapevi che quel disgraziato ci sarebbe rimasto male nel vederti senza anello, e hai aspettato che fosse lui a chiederti spiegazioni in merito? Magari al punto della conversazione in cui quel briciolo di fiducia che eravate stati capaci di ricostruire in lunghe telefonate, prima di rivedervi, era stata spazzata via? Per poi rispondere cosa? Che l’anello si trova dall’orafo, perché dopo tanto tempo era diventato stretto…

Non sarebbe stato meglio giocare da subito a carte scoperte? Così: «Come vedi non indosso il tuo anello. Posso immaginare cosa pensi e soprattutto cosa provi. Prima di sentirmi porre la domanda voglio che tu sappia che proprio ieri l’ho provato, ma sono stata costretta a portalo dall’orafo. Passo a ritirarlo domani». Certo, è più impegnativo, ma ne vale la pena, eccome. In questo, come in altri svariati casi.

A venerdì prossimo, cari amici.

Ad maiora!

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