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CURIOSANDO SI CRESCE – Qual è la dote principale per raggiungere il successo nella vita, qualunque sia il significato che voi attribuiate al successo? A nostro avviso tale dote ha un nome: si chiama armonia.

C’è una grande verità in una scena di “Belfagor, il fantasma del Louvre”, film di quattro ore e mezza prodotto per la tivù francese e andato in onda anche in Italia nel 1966 su Rai 1. Nella scena in questione la protagonista, la cantante Juliette Gréco per l’occasione prestata al cinema, dice al suo giovane amante: «Sembra che a livello delle molecole la contraddizione non sussista più. Perché dovrebbe avere valore fra gli esseri umani?» (minuto 37.27). Il termine “contraddizione” qui è usato quale sinonimo di “contrapposizione”.

Si tratta di un concetto che abbiamo già letto in un bellissimo libro scritto dal teologo laico Vito Mancuso, “Il bisogno di pensare”: la materia è frutto di un’aggregazione, di un incastro tra atomi diversi, che a loro volta formano le molecole. Prendiamo la molecola dell’acqua, H2O: si tratta di due atomi di idrogeno (H) e da un atomo di ossigeno (O), legati chimicamente tra loro. Due entità diverse che si aggregano armonicamente per formare qualcosa di nuovo e indissolubile.  

h2o

Ora, alla luce di tale assunto, continuiamo il ragionamento pensando al clima che aleggia negli ambienti di lavoro. Come possiamo pensare che un team funzioni se i rapporti sono continuamente attraversati da tensioni negative, che portano il livello di energia sulle montagne russe, dove le poche emozioni positive sono superate da quelle di segno opposto? Semplicemente non funziona, o funziona male, ecco tutto… Esattamente come un organismo, per il quale vale l’equazione “Salute = Armonia”.

Attenzione: qualcuno potrebbe pensare che la mia aspirazione sia di trasformare i luoghi di lavoro in una favola tipo “Alice nel paese delle meraviglie”, dove tutti si sorridono, si abbracciano e si scambiano regalini dal mattino alla sera, dove regna il silenzio e tutti si muovono volteggiando. Il discorso, evidentemente, è molto più articolato. Qui basti citare il cortisolo, l’ormone dello stress, prodotto quando reagiamo alle minacce, reali o immaginarie che siano.

Domanda: se tizio, ogni volta che entra in ufficio, è costretto a indossare le mutande di latta perché i suoi colleghi sono concentrati sul loro ombelico e non si rendono conto di pronunciare parole taglienti come lame, e men che meno si rendono conto di promuovere azioni e comportamenti velenosi e pieno d’odio (estremizzo); se tizio, cioè, si sente sempre sotto tiro e passa il tempo a difendersi e contrattaccare, come può pensare di avere le forze per fare bene il suo lavoro? Se tutta la sua energia è concentrata (da leggersi “bloccata”) nella battaglia, come fa a far fluire le idee e stimolare la creatività? Del resto se una parte del corpo è infiammata e non viene fatto nulla per disinfiammarla, non è che forse quella parte si ammala…? Se in un’orchestra anche un solo musicista non rispetta i tempi e suona a casaccio il suo strumento, non è forse che il pubblico si mette a fischiare indispettito…? 

Ecco il senso del nostro ragionamento: pur tra le legittime ansie da prestazione – assolutamente necessarie sul lavoro perché spingono al miglioramento continuo -, pur tra le altrettanto legittime ambizioni personali e la voglia di crescere ogni giorno, pur tra la tensione fisiologica che si sviluppa davanti ad un imprevisto, ricordiamoci che solo l’armonia ci permette di raggiungere i risultati positivi, come singoli e come gruppo.

Per oggi può bastare così. Nelle prossime settimane vi darò due suggerimenti: il primo per ritrovare l’armonia con voi stessi e il secondo per estendere tale risorsa al vostro team di lavoro.

muti-riccardo

Vi lascio con una citazione del maestro Riccardo Muti. Poco fa abbiamo parlato di orchestra, giusto? Ebbene: «Imparare a stare in un coro, in una banda, in un’orchestra, significa imparare a stare in una società dove l’armonia nasce dalla differenza, dal contrappunto, dove il merito vince sul privilegio e il vantaggio di tutti coincide con il vantaggio dei singoli».

Ad maiora!

 

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