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CURIOSANDO SI CRESCE – Premessa: a questo blog non interessano le idee politiche dei suoi lettori. Ad interessare sono, piuttosto, gli strumenti di comunicazione e il loro impiego da parte di chiunque attiri la mia attenzione (politici, imprenditori, giornalisti, gente comune…). Quando cito un politico, dunque, riferisco i virgolettati senza entrare nel merito. L’analisi, infatti, avviene sul piano squisitamente tecnico.Ciò detto, torniamo al tema affrontato due venerdì fa: la fiducia tra colleghi. Al proposito voglio citare un episodio di cui i giornali ci hanno dato conto la settimana scorsa.

Fase 1
Il 28 gennaio Elisabetta Trenta, Ministro della difesa, dichiara di «aver dato disposizioni per valutare l’avvio di una pianificazione per il ritiro del contingente italiano in Afghanistan nell’arco di dodici mesi».

Fase 2
Il Ministero degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, precisa di non saperne nulla: «Lo apprendo adesso, non ne ha parlato con me. Appena torno a Roma da Gerusalemme ne riparleremo».

Fase 3
Da Palazzo Chigi fanno sapere che la richiesta di valutare una pianificazione del ritiro del contingente italiano «avviata dal ministro Trenta, è stata condivisa con la presidenza del consiglio».

Risultato? Tensione tra i Ministri in questione.

Causa? La loro cattiva comunicazione.

C’è un signore negli Stati Uniti, nato nel 1939, che ha scritto più di una sessantina di libri su come si costruisce un team affiatato (il più famoso si intitola “The One Minute Manager”). Si chiama Kenneth Blanchard. Se gli raccontassimo l’episodio in questione sorriderebbe bonario, senza stupirsi. Ne ha viste tante, troppe, per trasecolare.

Nel 2007 Blanchard (assieme a Alan Randolph e Peter Grazier) ha dato alle stampe un libricino agile ma denso, dal titolo significativo: “Un, due, tre… squadra! 3 passi per creare un team vincente“. Una delle regole d’oro la si può leggere fin dall’indice e viene classificata come competenza di base: «Condividere le informazioni per creare senso di responsabilità».

123 squadra

Ora, come può funzionare un team, peraltro posto al vertice della vita di una comunità – l’Italia – se i suoi componenti non trovano il tempo, il coraggio, il modo, o quello che volete voi, di sedersi attorno ad un tavolo per condividere le informazioni? Come possono essere efficaci le decisioni prese unilateralmente da uno solo dei soggetti interessati? E’ oggettivo: tu mi tieni all’oscuro di qualcosa che in parte mi compete? E io appena posso ti faccio la guerra. 

Quale l’insegnamento per noi? Se lavorate in team fate di tutto per costruire un clima di condivisione. Perché è solo con la condivisione delle informazioni (più riservate sono e meglio è) che eliminate in radice le cause di fraintendimento, fonte di inutili conflitti e preludio di pessimi risultati.

A venerdì prossimo, cari amici.

Ad maiora! 

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