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CURIOSANDO SI CRESCE – Totò soleva dividere l’umanità in due categorie: da una parte gli uomini, dall’altra i caporali. Da un po’ di tempo a questa parte ho maturato anch’io una distinzione dell’umanità: da una parte i curiosi, dall’altra gli ottusi. Come riconoscerli? Vi faccio un esempio e sono sicuro che ci arriverete da soli. 

Seguitemi. Un collega ha appena terminato un periodo piuttosto lungo di digiuno. Alle persone con cui è più in confidenza il collega in questione racconta la sua esperienza. Partiamo dagli ottusi. Li riconosci perché ironizzano, ridacchiano, interrompono, parlano addosso, si distraggono, cambiano discorso, e soprattutto utilizzano quel cavolo di pronome “io”, che già Calvino, citando Gadda, bollava come «pidocchio del pensiero». 

La passione conoscitiva riporta dunque Gadda dall’oggettività del mondo alla sua propria soggettività esasperata e questo per un uomo che non ama se stesso, anzi si detesta, è una spaventosa tortura, com’è abbondantemente rappresentato nel suo romanzo La cognizione del dolore. In questo libro Gadda scoppia in un’invettiva furiosa contro il pronome io, anzi contro tutti i pronomi, parassiti del pensiero: «… l’io, io!… il più lurido di tutti i pronomi!… I pronomi! Sono i pidocchi del pensiero. Quando il pensiero ha i pidocchi, si gratta come tutti quelli che hanno i pidocchi… e nelle unghie, allora… ci ritrova i pronomi: i pronomi di persona». Italo Calvino, “Lezioni Americane”.

Gli ottusi, in sostanza, sono mossi da una logica contrappositiva che li porta a chiudere i canali della comunicazione e quindi a non ascoltare e a egoriferire ogni esperienza esterna con cui vengono in contatto. Anche il loro linguaggio del corpo riflette questa impostazione: hanno per lo più le braccia conserte e il loro sguardo è sfuggente e sfocato, come se vivessero in una bolla, isolata dal resto del mondo. Risultato? Restano fermi dove sono, non evolvono, anzi alla lunga rattrappiscono e buona notte al secchio!

Dall’altra ci sono i curiosi. Ascoltano in silenzio e aprono la bocca solo per fare domande e estrarre ulteriori informazioni utili a capire. Risultato? Imparano qualcosa di nuovo ogni giorno, dappertutto. Non a caso una delle loro frasi preferite è «O cresci o muori» e le loro domande di riferimento sono «Cosa posso imparare? Cosa può essermi d’aiuto?».

Attenzione! Non è detto che i curiosi in questione siano interessati a digiunare, anzi, magari sono più scettici dei primi e nella loro vita non salteranno un pasto, ma sono animati dal desiderio di conoscere ciò che non fa parte (ancora) o non farà parte (mai) del loro raggio d’azione.

Per questa settimana basta così, cari amici. Inutile dire chi, a nostro personalissimo avviso, rappresenta il modello da seguire. 

A venerdì prossimo.

Ad maiora!

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