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CURIOSANDO SI CRESCE – Uno dice: «Hai visto che notorietà ha raggiunto quel tizio?». E l’altro: «Sì, fa invidia. Vorrei essere io al suo posto!». E un terzo: «A lui riesce tutto facile: ti credo che fai strada nella vita se hai una fortuna così sfacciata!». E avanti di questo passo… Oggi, dunque, parliamo di successo. La riflessione è stata stimolata anni fa al corso Ekis “Impara dai campioni”. Livio Sgarbi proiettò un video su un noto giocatore di basket, di cui tuttavia ora non ricordo il nome. Ebbene, prima lo si vedeva fare canestri spettacolari, alzare le braccia al cielo, osannato dal pubblico e dai compagni di squadra. Poi – come se si aprissero le tende di un palcoscenico per mostrare il back stage – lo si vedeva impegnato in durissime sessioni di allenamento, in palestra e all’aperto, fronte imperlata di sudore e espressione del viso sofferente e ai limiti della resistenza.

Bello invidiare le persone di successo con il telecomando in mano, diceva mia madre, ma quanti hanno idea dell’impegno che sta alle spalle del successo e, soprattutto, quanti sarebbero disposti a fare lo stesso? 

 

Perché ho scelto questo argomento? Perché ho da poco visto e rivisto “La stangata“, film del 1973 con Paul Newman e Robert Redford, che vinse ben sette Premi Oscar.

la-stangata

Sette Premi Oscar, non so se mi spiego… Il cofanetto preso in prestito in biblioteca conteneva, oltre al film, anche una lunga intervista realizzata nel 2005 ai protagonisti di allora. Arrivo a dire che le parti “extra” dei DVD sono ancora più importanti del film, perché svelano particolari gustosi e spesso inediti. Ebbene, amici, a fronte del successo della pellicola ho scoperto che chi scrisse il soggetto – in questo caso originale e non tratto da una precedente opera, come un romanzo o un testo teatrale – impiegò un anno. UN ANNO!!! Sì, lo sceneggiatore David Ward, questo il suo nome, investì dodici mesi della sua vita per mettere insieme il puzzle perfetto, che poi i cinefili di tutto il mondo apprezzarono (e continuano a farlo). 

David Ward

Al proposito mi viene in mente un’altra pellicola, “Il moralista” (1959), il cui soggetto fu scritto in una notte appena, e che solo il magnifico trio Sordi-De Sica-Valeri tenne in piedi e contribuì a salvare, perché per il resto non si tratta certo di un capolavoro.

Facile dire «guarda quello che fortuna ha avuto», ma il successo (almeno quello duraturo) non arriva per caso: è costruito giorno per giorno, per molti giorni di seguito, e richiede dedizione e impegno totalizzante. E attenzione: noi per successo non intendiamo guidare una Ferrari, ma vivere bene con noi stessi e con gli altri, perché facciamo ciò che ci appassiona e perché siamo circondati da persone con cui abbiamo un rapporto all’insegna dell’armonia. 

iceberg 2

Fate la vostra scelta, amici: telecomando o impegno per raggiungere i vostri obiettivi? 

A venerdì prossimo.

Ad maiora!

P.S.
Per arricchire il ragionamento vi regalo l’intervista a Torger Christian “Toto” Wolff, attuale direttore esecutivo della scuderia Mercedes di Formula 1, uscita sul “Corriere Economia” di qualche settimana fa.

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