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CURIOSANDO SI CRESCE – Amici, che coincidenza! Ieri sera ho visto un film meraviglioso, “Il diritto di contare” (2016), che racconta la storia vera della matematica, scienziata e fisica afroamericana Katherine Johnson, che negli anni Sessanta disegnò per la NASA le traiettorie per il Programma Mercury e la successiva missione Apollo 11. E oggi che giorno è? Il 12 aprile, cioè la Giornata mondiale del volo umano nello spazio. Il 12 aprile 1961, infatti, per la prima volta nella storia un essere umano, il russo Yuri Gagarin, usciva dall’atmosfera terrestre ed entrava in orbita a bordo della navicella Vostok. Fu proprio il successo dei sovietici ad accelerare il programma spaziale americano, cui contribuì in modo decisivo la Johnson, assieme alle colleghe Dorothy Vaughan e Mary Jackson. Eccole in una foto d’epoca. 

diritto contare2

La Johnson, che il 26 agosto compirà 101 anni, ha rilasciato un’intervista in occasione dell’uscita del film. Ebbene, amici, si tratta di un distillato di tecniche di coaching. Guardatela e prendete nota. Vi sarà utile, qualunque lavoro facciate. E’ sufficiente noleggiare il DVD ed accedere ai contenuti speciali.

In ogni caso voglio riportare in questo post alcune dichiarazioni della Johnson, che riprendono diversi nostri ragionamenti. Anzitutto l’affiatamento del team: senza un team che funziona non si manda un uomo nello spazio. 

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Visto? Altroché dissidi per sciocchezze! Il focus di ciascun componente del team di lavoro era sul risultato, così ambizioso da costringere le persone a dare il meglio.

La Johnson, a distanza di tanti anni, ringrazia di aver avuto colleghi brillanti, appassionati, capaci di mettere in gioco il loro lato migliore. Dice: «La mia fortuna era che…»

Persone brillanti

E non mi si dica che in quel caso è stato l’obiettivo oltre ogni quotidianità a fare la differenza, perché se sei un essere umano brillante, sei brillante e basta e replichi la tua natura qualunque cosa fai e qualunque ambiente frequenti. 

E poi la tenacia: senza tenacia non ci si impone nell’America razzista degli anni Sessanta, dove i pullman avevano scompartimenti per neri e alla già evoluta NASA i servizi igienici per le donne di colore erano distanti centinaia di metri dagli uffici di direzione. «Sono una persona tenace», dice la Johnson, riferendosi non solo alle difficoltà “gratuite”, figlie di una mentalità collettiva ancora rigida, ma anche ai problemi legati al lavoro, che noi “umani” non riusciamo neppure ad immaginare.

Al proposito ecco un’altra chicca: 

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Capito? Nessuna disperazione, catastrofe, flagello… «Se è un problema, lo si può risolvere». Stop. Lineare, pulito, nitido.

E adesso mi fermo, sennò vi recensisco l’intera intervista. Invece voglio che per ora vi restino pochi concetti, ma di una forza inaudita, da replicare nei vostri ambienti di lavoro e non solo.

Da domani, siccome so che tenete alla vostra crescita, potrete mettervi alla ricerca del film. Gustatevelo e soprattutto arricchitevi nel seguire la parabola umana e professionale di questa straordinaria scienziata e delle sue due colleghe, la cui storia è rimasta in un cassetto per cinquant’anni e che ora, per nostra fortuna, è di pubblico dominio. 

A venerdì prossimo, buon w.e.

Ad maiora!

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