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CURIOSANDO SI CRESCE – Questa settimana cominciamo la nostra riflessione ponendo tre domande che esulano dalla nostra passione per il cinema e che toccano tutt’altro tema. Ve li ricordate gli schedari rotanti? E i telefoni con il disco? E le macchine da scrivere con la testina a sfera? Ditemi: utilizziamo ancora qualcosa di simile, oggi? Risposta più che ovvia: no! Abbiamo l’iPad, gli auricolari senza fili, le memorie esterne da 3 Tera. Allora, amici, mi spiegate perché, specie nella nostra vecchia P.A., continuiamo a gestire alcune fasi del lavoro come trenta, quarant’anni fa? Prendiamo il sistema di selezione del personale, la fase che sta a monte di tutto. Solo noi dipendenti pubblici siamo considerati “bravi” se ai concorsi crocettiamo le opzioni corrette abbinate a domande tecniche, nozionistiche, puri (vorrei aggiungere “inutili”, ma mi trattengo…) esercizi di memoria.

Dove sono gli strumenti, altrove ampiamente utilizzati, per misurare ad esempio le competenze emotive? Cioè l’autocontrollo, la capacità di reggere lo stress, l’orientamento alle soluzioni, l’empatia, l’attitudine a semplificare… Dove sono gli strumenti per condurre riunioni efficaci? Non dico di investire 10 mila euro per “Surface Hub 2S”, la lavagna interattiva touch screen di Microsoft, e neppure 7 mila euro per la “Samsung Flip 55”. Ma almeno saper rendere le riunioni dinamiche con una lavagna a fogli mobili e un uso sapiente del brainstorming, beh, questo sì…

Leggo che in Germania i colleghi del pubblico impiego non se la passano tanto meglio di noi: numero complessivo di dipendenti in calo, età media in aumento, tecnologia a macchia di leopardo e mai di eccellenza (ItaliaOggi1° maggio 2019, pag. 12).

Abbiamo citato poco fa le procedure selettive. Restiamo sul tema, giusto per fare un esempio. Sul numero di marzo della nostra bibbia (la Harvard Business Review) è uscito un articolo dal titolo significativo: «Cari recruiter, ecco come rimanere competitivi nell’era di LinkedIn!». Con i suoi 530 milioni di iscritti la piattaforma sta diventando per molte aziende il sistema di selezione del personale per antonomasia, almeno in fase di scrematura, rinforzata poi da mezzi innovativi, che fanno emergere le abilità trasversali del candidato. E noi? Avanti con le crocette…

Ora, siccome abbiamo assegnato alla nostra rubrica il compito di fotografare la realtà, sì, e anche di immaginare il futuro, dando, laddove possibile, strumenti pratici pronti per l’uso, confessiamo senza mezzi termini il nostro sogno: al di là delle singole iniziative e delle punte di eccellenza sparse qua e là sul territorio nazionale, sia il governo centrale a lanciare un’unica iniziativa, capace di sintonizzare tutta la P.A. italiana sul canale del presente che cambia. Ottimi esperimenti in tal senso sono già stati fatti: penso ad esempio al portale di “Amministrazione Trasparente”, che ha uniformato, da Milano a Palermo, le voci per organizzare i dati principali prodotti dai singoli enti.

E allora, stante il presupposto che il mondo del lavoro (pubblico e privato) è oggi nel mezzo di una grande transizione (leggi qui la sintesi della recente riunione del World Economic Forum di Davos), sia il ministro Bongiorno (per la parte pubblica) a farsi promotore di un programma di ammodernamento concreto, adeguato ai tempi, che faccia entrare nei nostri ambienti generose manciate di tecnologia, il tutto supportato da una formazione moderna e di altissima qualità, da impartire soprattutto ai 250 mila giovani che martedì scorso lo stesso ministro ha annunciato di voler assumere da qui ai prossimi anni. E che questa priorità resti tale anche per i successori della Bongiorno, dimenticando la cattiva abitudine secondo cui chi arriva dopo cancella, per mere ragioni di colore politico, l’operato dei predecessori. 

I percorsi di acquisizione di nuove competenze devono essere abbreviati, l’aggiornamento del bagaglio necessario ad adattarsi al cambiamento deve essere velocizzato. I disallineamenti tra i bisogni delle organizzazioni e le capacità reali dei lavoratori vanno superati.

Non ci sono i soldi? Attenzione a non considerare l’ammodernamento della P.A. come una fonte di costo, ma semmai come una opportunità di investimento. Oggi sarebbero richiesti sacrifici, vero, ma quanto si risparmierebbe da qui a dieci, quindici, vent’anni anni, in virtù di un simile e profondo cambiamento culturale?

Buon w.e., cari amici. E ricordiamoci di mantenere alta la determinazione, perché la nuova P.A. che sogniamo sta arrivando. Ne siamo più che convinti. Del resto i segnali che ci giungono durante i nostri corsi di formazione lo confermano alla grande. 

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Ad maiora!

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