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CURIOSANDO SI CRESCE – «Oh, ma questa non saluta mai, MAAAIIIIII! E dire che non costa nulla». Questa mattina presto eravamo educatamente in coda da mezz’ora quando alle 7.05 è passata, come da più di vent’anni ogni mattina alla stessa ora, è passata dicevamo la segretaria di una società pubblico-privata, cui ci siamo rivolti per avere lumi in merito ad una pratica burocratica: passo svelto, sguardo assente, emozione di fastidio in viso. In attesa ci saranno state almeno trenta persone. Tutti, bene o male, hanno annuito all’affermazione sbigottita del vecchietto, l’unico ad aver commentato ad alta voce il comportamento della donna. E, chiaramente, tutti hanno idealmente restituito alla tizia il senso di fastidio.

Ecco il tema della nostra riflessione di questa settimana, il potere del saluto. In questo caso il potere del non saluto. Tempo due minuti dall’apertura dell’ufficio e la sportellista in questione già polemizzava con un cittadino, rossa in viso, giugulare gonfia. Ma pensate se invece fosse entrata con un “buongiorno a tutti!”, educatamente squillante. Quale sarebbe stato l’effetto? Ben diverso, potete scommetterci. 

C’è poco da fare, amici, il saluto, il sorriso (adeguato al contesto), il contatto visivo garbato fanno la differenza nelle interazioni umane, perché aprono la strada ad una conversazione distesa e, quel che più conta, produttiva, cioè che produce in modo semplice e veloce il risultato per cui è nata: la comprensione.

Sembra quasi assurdo doverlo ripetere alle soglie del 2020, eppure – il caso di questa mattina docet – c’è ancora chi fa fatica a comprendere che se io saluto te e ti mostro disponibilità e apertura, tu sei indotto a ripagarmi con la stessa moneta. E’ uno dei principi descritti da Robert Cialdini ne “Le armi della persuasione”, e va sotto il nome di “reciprocità”.

Qualcuno potrebbe obiettare: ma saranno cavolacci della tizia se alle sette del mattino ha già le scatole girate! Vero, ma quantomeno sia consapevole, la tizia, di come funziona il meccanismo e non sbuffi se già alle 7.10 si ritrova circondata da quelli che bolla “tutti stronzi”. Cosa fai amica mia per indurli a comportarsi così? Puoi modificare un po’ il tuo comportamento per modificare il loro?

E chiudiamo con un episodio di segno opposto rispetto a quello descritto in apertura, che tuttavia conferma la regola.

Domenica scorsa, usciti da casa di amici, ci dirigiamo verso l’auto, parcheggiata poco distante. Giù in strada ci sentiamo chiamare, alziamo lo sguardo e vediamo una mano sventolare dal balcone. Ricambiamo il saluto, agitando altrettanto energicamente il braccio. A quel punto assistiamo ad un fenomeno eccezionale: un ciclista che procede nella nostra direzione, benché assolutamente sconosciuto, alza la mano d’istinto in segno di saluto. Passandoci accanto dice “ciao”. Poi ci guarda con faccia stralunata e, non riconoscendoci, abbassa la mano un po’ imbarazzato. Nel frattempo anche noi, nel vedere così tanto iniziale entusiasmo, prolunghiamo il saluto agli amici sul balcone, estendendolo al ciclista e facendo partire un sonoro “ciao”.

E fu così che si compì il miracolo: il saluto chiamò il saluto.

A venerdì prossimo, amici. E mi raccomando, metteteci entusiasmo quando salutate. Che si tratti di persone a voi note, o meno note, ciclisti compresi…

Ad maiora!

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