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CURIOSANDO SI CRESCE – Oh, amici, anzitutto buon primo weekend di agosto! La riflessione di questa settimana ha origine dalla lettura di un trafiletto su La Stampa di venerdì scorso, edizione di Savona. Se volete dargli uno sguardo veloce cliccate quiBene, nelle poche righe si dice che il Comune di Savona si è beccato una multa di 31 mila euro e rotti per non aver rispettato i parametri di legge in tema di raccolta differenziata. Idem per altri dieci comuni liguri. Il giornalista elenca i Comuni che hanno mancato l’obiettivo e dettaglia tra parentesi i singoli importi della multa, ente locale per ente locale. Poi scrive una frase che ci accende la lampadina: «Invece 58 Comuni savonesi su 69 hanno raggiunto gli obiettivi». Stop. Chiuso. Finito. 

Domanda: perché il giornalista lascia nell’anonimato i 58 “bravi”, liquidandoli con una mezza frase, mentre denuda in pubblico i “cattivi”, benché questi siano solo 11, quindi molti meno rispetto agli altri?

Direte voi: ragione di spazio. Uhmm… Pensate un po’ se le proporzioni fossero state invertite: 11 bravi e 58 cattivi. Scommetto che lo spazio per una tabellina con tanto di nomi e di entità della multa in euro lo avrebbero trovato in redazione, eccome…

La risposta è molto più semplice. La diciamo all’inglese: negative base approach. Tradotto: che ci piaccia o no la maggior parte di noi è cresciuta (tanto in famiglia, quanto a scuola) nella cultura dell’errore, che evidenzia, sottolinea ossessivamente e punisce ciò che non funziona, piuttosto che illuminare ciò che funziona e dunque premiare i successi.

Sei in coda alle Poste? Su cosa ti cade l’occhio? Sulla macchia sul muro, sul colletto stropicciato dell’impiegato, sulle cartacce fuori dal cestino. Non sull’aria condizionata che ti permette di respirare quando fuori ci sono 40 gradi, non sul fatto che una persona dall’altra parte del bancone sta per farsi carico della tua richiesta per soddisfarla, non sul buon profumo di Chante Clair al limone del pavimento.

Se fai il tuo dovere puoi crepare e nessuno si accorgerà di te, se fai il minimo errorino, okkio, perché li avrai tutti addosso con il dito puntato!

Nel nostro attuale ambiente lavorativo, la Pubblica Amministrazione, spesso alla fine delle lettere si usa un’espressione spaventosa, che ci fa inorridire. Eccola: «Tanto si doveva per dovere d’ufficio». Significa: mi paro il culetto, ho fatto il mio compitino, sono nel giusto, cosa vuoi da me, gira pure alla larga, prenditela con qualcun altro… Serve cioè a soffocare sul nascere l’appetito famelico di errori altrui.

Amici, così non funziona! Perché si parte dalla coda alle Poste di cui abbiamo detto, si passa attraverso il trafiletto sul giornale e, con lo sguardo rivolto alla macchiolina, si arriva a distruggersi l’esistenza. Pensate agli effetti di un atteggiamento mentale di questa natura in un ambiente lavorativo… Tutti i giorni, tutto l’anno…

Ergo? Abituarsi – fosse anche solo una volta al giorno – a fermare il flusso incontrollato di pensieri e imporsi di riconoscere intorno a noi almeno un dettaglio, fosse anche minuscolo, che merita il nostro apprezzamento. Chiaro? 

Tutto questo profluvio per dire che degli 11 Comuni “cattivi” non ci interessa nulla e che adesso vogliamo i nomi dei 58 Comuni liguri virtuosi! 

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Buone vacanze, cari amici miei, ci rivediamo a settembre. Ma continuate a seguirci, perché per tutto agosto pubblicheremo spunti di riflessione, magari in forma un po’ alternativa. Sorpresa…

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