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CURIOSANDO SI CRESCEESTATE – Ricordo che quando lo lessi la prima volta, nel 1994, rimasi affascinato dal protagonista del romanzo, cioè dalla figura di Pereira, una sorta di Don Abbondio portoghese versione moderna, che tuttavia in età avanzata si scopre cazzuto e tenace. Non è mai troppo tardi… Nel rileggerlo oggi sono affascinato da un particolare concetto sviluppato da Tabucchi, quello dell’IO EGEMONE.

A conclusione della nostra rubrica versione estiva vi propongo un brano tratto dal capolavoro dello scrittore pisano, nell’auspicio che vi smuova tanto quanto ha smosso me. 

«Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere “uno” che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un’illusione, peraltro ingenua, di un’unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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Il dottor Cardoso fece una piccola pausa e poi continuò: quella che viene chiamata la norma, o il nostro essere, o la normalità, è solo un risultato, non una premessa, e dipende dal controllo di un io egemone che si è imposto nella confederazione delle nostre anime; nel caso che sorga un altro io, più forte e più potente, codesto io spodesta l’io egemone e ne prende il posto, passando a dirigere la coorte delle anime, meglio la confederazione, e la preminenza si mantiene fino a quando non viene spodestato a sua volta da un altro io egemone, per un attacco diretto o per una paziente erosione. Forse, concluse il dottor Cardoso, dopo una paziente erosione c’è un io egemone che sta prendendo la testa della confederazione delle sue anime, dottor Pereira, e lei non può farci nulla, può solo eventualmente assecondarlo.

Il dottor Cardoso finì di mangiare la sua macedonia e si asciugò la bocca con il tovagliolo.

E dunque cosa mi resterebbe da fare?, chiese Pereira. Nulla, rispose il dottor Cardoso, semplicemente aspettare, forse c’è un io egemone che in lei, dopo una lenta erosione, dopo tutti questi anni passati nel giornalismo a fare la cronaca nera credendo che la letteratura fosse la cosa più importante del mondo, forse c’è un io egemone che sta prendendo la guida della confederazione delle sue anime, lei lo lasci venire alla superficie, tanto non può fare diversamente, non ci riuscirebbe e entrerebbe in conflitto con se stesso».

Antonio Tabucchi, “Sostiene Pereira”, Feltrinelli, 1994

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