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CURIOSANDO SI CRESCE – Il mio ufficio, in Comune a Grugliasco, si affaccia sul corridoio principale. Quindi un via vai continuo di colleghi diretti verso altri uffici. Nonostante mi piaccia tenere la porta aperta riesco bene a isolarmi e restare concentrato sul lavoro, anche se talvolta colgo – mio malgrado – commenti, mezze frasi e parole smozzicate, cui tuttavia non presto attenzione. Vi racconto cosa è accaduto mercoledì mattina. Alle 13.00 sono passate davanti al mio ufficio due colleghe. Erano in pausa pranzo, e francamente non so di cosa stessero parlando. So solo che di tutto il loro discorso mi sono arrivate due parole. Due di numero: flower burger. Anziché lasciarle andare come faccio di solito, mi sono destato. Flower burger, uhmmm… Le ho subito annotate sull’agenda e ho impostato l’allarme per le 21.30. Così la sera, dopo cena, sono andato a cercare su Google questa strana accoppiata di termini, la cui traduzione è “fiore panino”. E cosa ho scoperto? 

blu e altri

Che si tratta della prima catena di hamburger completamente vegani, oltreché dal pane vivacemente colorato. Si dice “veganburgheria“. E’ nata a Milano e pian piano si sta diffondendo in tutt’Italia, con punti vendita anche a Marsiglia, in Francia, e a Rotterdam, in Olanda. A Torino sono in via Bertola.

Sarà perché ultimamente vado matto per gli hamburger, sarà perché non stravedo per la carne, fatto è che quell’accoppiata di parole inglesi si sono sollevate al di sopra del brusio del corridoio e mi sono giunte all’orecchio per solleticare la mia curiosità. Volete sapere come è andata? Che ho fissato per la prossima settimana così tanti impegni in centro a Torino per avere la scusa di cenare proprio al “Flower Burger”. Rimarrò deluso? Scoprirò un ristorante eccezionale? Ci tornerò? Al momento non so dare una risposta.

Mi interessa più di ogni altra cosa trasferirvi la filosofia di fondo: sono bastate due parole, buttate lì per caso e colte al volo, a darmi un’opportunità di sperimentare una cosa nuova. E così deve essere in tutto, anche per voi. Ecco come vi voglio, cari amici: vi voglio affamati, curiosi, rapaci, perché portare a casa ogni giorno un nuovo spunto di crescita è il nostro obiettivo. Che si tratti del telegiornale dove lo speaker cita il titolo di un libro, della nuova parola straniera udita di sfuggita in un museo, del suggerimento che un passeggero di un pullman dà ad un altro per aggiustare una tapparella, amici, siate come le spugne secche a contatto con l’acqua. Siate rapaci! Alzate le vostre antenne e create occasioni di miglioramento anche laddove pare impossibile, come da una semplice conversazione di due colleghe all’ora di pranzo. 

A venerdì prossimo. Buon w.e.

Ad maiora! 

 

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