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CURIOSANDO SI CRESCE – Una collega ci dice: «Quando aveva dieci anni regalai a mio figlio una tromba. Non che avesse manifestato una particolare inclinazione per la musica prima di allora. Ma da quel momento fu amore a prima vista. E sai che oggi, a distanza di vent’anni, ha fatto di quella tromba la sua professione? Anche molto ben pagata…». «Ecco qui un altro tipico esempio», ho subito pensato… Un caso, cioè, di una passione nata da uno stimolo “casuale”. Dai a un individuo 100 stimoli, 99 li scarterà, ma di uno farà qualcosa di straordinario. Dove sta dunque il segreto? Nel continuare a cercare, nel non essere mai soddisfatti del livello raggiunto, nel volersi migliorare in continuazione.

Attenzione amici, non intendiamo dire di non apprezzare ciò che si ha già o chi si è già. Intendiamo estrarre un altro significato dall’episodio raccontatoci dalla nostra collega. Cioè questo: chi si siede è perduto. Chi invece continua a stare desto e ad essere in perenne ricerca, beh, è più probabile che prima o poi trovi ciò che fa per lui o per lei.

Il cervello è come un muscolo, più lo alleni ad essere ricettivo, più lo aiuti a fare il suo mestiere: trasformare gli impulsi in intuizioni e le intuizioni in processi stabili.

Ricordate Antonio Barezzi? E’ stato il suocero di Giuseppe Verdi, ma prima ancora lo scopritore del suo talento. Ebbene, abbiamo tutti un Antonio Barezzi. Nel caso del figlio della nostra collega la funzione di Barezzi è stata esercitata da sua madre, nel momento in cui gli ha regalato la tromba.

In altri casi potremmo essere circondati da persone poco inclini a stimolare la nostra inconsapevole vocazione. Non importa. In simili circostanze sta a noi in prima persona il compito di sollecitare la nostra intuizione. Sapete come? Alzando il livello di curiosità per tutto ciò che ci circonda. Prima o poi qualcosa accenderà in noi la scintilla dell’interesse. E’ importante interpretare bene i segnali e dare alimento al nostro coinvolgimento. Tutto il resto seguirà pressoché da solo, quasi per magia…

Le persone felici – ricche o meno, famose o meno, che cambiano il mondo o no – hanno trovato la loro “tromba”, l’hanno esercitata, fatta crescere, assecondata al punto da identificarsi in essa, diventando un tutt’uno con essa. E badate, la vocazione c’entra fino ad un certo punto con il lavoro che fate.

E voi l’avete già trovata la vostra “tromba”? 

Buon fine settimana, amici miei.

A venerdì prossimo.

Ad maiora!

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