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CURIOSANDO SI CRESCE – Ricordate Claudio Garella, il leggendario portiere del Verona nell’anno dello scudetto? Stiamo parlando della stagione 1984-85, quando anche le squadre più piccole riuscivano nell’impresa tricolore. Mica come oggi, con una Juve schiacciasassi da non so più neppure quanti anni… Per chi non lo sapesse Garella è nato a Torino, è cresciuto nel Toro ed è pure di fede granata. Dopo il ritiro dal professionismo è tornato a vivere nella sua città natale. Ebbene, correva l’anno 2003 e, fresco di laurea, iniziai la pratica legale in uno studio di Torino. Un giorno in sala d’attesa intravvidi un signore vicino ai cinquant’anni, alto quasi due metri e ben piazzato. Lo guardai meglio e riconobbi proprio Garella!
«Sei l’ex purti del Verona, vero?».
«Seee».
Non chiedetemi come, non chiedetemi perché, fatto è che gli assestai a bruciapelo una domanda a prima vista stramba, ma che oggi mi dice molto del Paolo di allora: «Dimmi, ma quando i tifosi avversari ti fischiavano in cuor tuo come reagivi?».
E qui, amici, viene il bello. Garella mi fissò dritto negli occhi e con sguardo fiammeggiante mi rifilò questa risposta: «Mi caricavo ancora di più».

L’episodio mi è tornato in mente vedendo quanto è successo domenica scorsa proprio al Bentegodi, in occasione di Verona-Brescia: Balotelli fischiato si ferma e scaglia il pallone in curva. Ok, direte voi: un conto erano i fischi a mo’ di sfottò di cui mi parlava Garella, tutt’altro paio di maniche i fischi a sfondo razzista (pare) all’indirizzo del calciatore del Brescia. D’accordo. Però… Che occasione mancata per Super Mario…

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Pensate un po’ se l’attaccante avesse applicato la “formula” Garella. «Mi fischiate? E io mi carico ancora di più e segno non uno, non due, ma tre, quattro, cinque goal! E anzi, faccio di tutto per tornare in Nazionale e diventare indispensabile nella squadra di Mancini, a cominciare dalla sfida contro la Bosnia del 15 novembre, e al punto da portarla molto lontana ai prossimi Europei! Altroché fischiarmi… Mi osannerete, mi amerete, non potrete fare a meno di me. Ve la faccio vedere io!».

Altri attaccanti, alcuni pure più prolifici di Balotelli, sognano di notte di avere il suo fisico, la sua agilità, il suo scatto, la sua prestanza, la sua resistenza. Eppure, di fatto, sono più bravi di lui. Come mai? Perché accanto alle doti fisiche e alle competenze tecniche hanno sviluppato robustissime competenze emotive. Non robuste, ma robustissime. La differenza, per passare dalla normalità, e magari pure dalla bravura, all’eccellenza, sta tutta lì. Vale per i calciatori, come per tutti noi, in ogni ambito.

A venerdì prossimo, cari amici.

Ad maiora!

P.S.
Ah, Super Mario, guarda che sei sempre in tempo…