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CURIOSANDO SI CRESCE – Ascoltando la radio veniamo a sapere che anche a Torino è attiva la cosiddetta Rage Room, cioè la “stanza della rabbia”. Sapete di cosa si tratta? Siete incazzati neri per qualcosa che vi è accaduto? Vorreste mettere le mani addosso al vostro collega, ma per ragioni di opportunità non potete farlo e questo vi fa sentire frustrati e quindi vi genera malessere? Un automobilista lottatore di sumo vi ha alzato il dito medio e voi avreste voluto rompergli la testa con il cric, ma data la sua stazza avete dovuto mandar giù una dose di m…?

Basta, perché tenersi dentro tutta questa rabbia?! Eccheccavolo! Sfogatela in sicurezza. E allora prenotate su internet, scegliete la formula a voi più congeniale e, nel giorno e all’ora prestabilita, fatevi trovare carichi. Vi barderanno con casco, guanti e occhiali, vi metteranno a disposizione bottiglie vuote, sedie vecchie, elettrodomestici non più funzionanti, computer di vent’anni fa pronti per essere fracassati sotto i vostri calci, pugni e colpi di mazza da baseball. 

Dicono sia un buon modo per sfogare la rabbia.

Mah…

A noi resta il dubbio che più di uno sfogo si tratti di una modalità per rigenerare la rabbia, riportarla a galla, rinverdirla e alla fine esserne schiavi.

In passato anche a noi hanno suggerito di prendere un cuscino e di sbatterlo sul pavimento con energia, al punto da essere fisicamente sfiniti e spossati da ridimensionare l’episodio scatenante di cotanta irritazione. Ma un conto è un cuscino, un conto, invece, è prendere a bastonate una lavatrice o un computer al punto da ridurli in polpette. Domanda: non è che usciti dalla Rage Room i tizi sono così alterati da continuare con il cofano dell’auto del collega stronzo o con la scrivania del capo ufficio?

Nostra controproposta, la stessa che suggeriamo ai seminari: posto che siamo esseri umani e che un momento di incazzatura ci sta, molto meglio darsi la regola di prevenire sentimenti estremi, sviluppando l’abilità di rientrare dagli stati emotivi alterati nel più breve tempo possibile. Come? Concentrando l’attenzione sul respiro. Spostando il focus mentale. Comparando l’episodio scatenante con i valori che animano l’esistenza per ridurne la portata. E tante altre tecniche, mirate a farci vedere la situazione da un’altra prospettiva, più dall’alto e meno dal di dentro.

Detta così pare facile, ovviamente si tratta di pratiche che necessitano di pazienza e di esercizio. Ma state pur certi che ne vale la pena. Volete mettere vivere un momento stressante con il distacco e la padronanza, piuttosto che con la fregola di raggiungere la Rage Room per dare in escandescenza? E poi, al prossimo episodio stressante cosa fate? Correte a spaccare di nuovo qualcosa? Non è che sul lungo termine tale pratica si trasformi in una forma di dipendenza? Perché alimentare sentimenti negativi? Non è meglio sedarli sul nascere, ridimensionarli e saperli dunque gestire?

Altrimenti, amici, dovremmo concludere che millenni di pratiche meditative e self control non sono servite a nulla. Ma per fortuna non è così. Anzi…

A venerdì prossimo, buon w.e.

Ad maiora!