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CURIOSANDO SI CRESCE – Oggi pomeriggio tornando a casa in auto ci siamo gustati su Radio 1 un’intensa riflessione del regista ottantenne Pupi Avati. Il programma era “Un giorno da pecora“, di Geppi Cucciari e Giorgio Lauro.  Siamo seduti, dice Avati, senza ambizione, stanchi, spenti. Il riferimento siamo noi, noi italiani. Ne abbiamo già parlato e ne riparleremo. Fatto è che ci ha colpito ritrovare nelle parole del cineasta bolognese una sensazione che gira in noi già da un bel po’ di tempo: e cioè che i nostri connazionali tendono ad accontentarsi. 

Avete mai parlato con uno studente universitario cinese? Pakistano? Indiano? Sud Americano? Hanno semplicemente fame: fame di conoscere, imparare, scoprire, crescere. Insomma, hanno voglia di riscatto sociale, hanno voglia di lasciare un segno. Lo trasmettono con lo sguardo vivo, con un modo di parlare energico, con la curiosità delle loro domande incalzanti. C’hanno due palle così! 

E i nostri ragazzi? Non tutti, sia ben chiaro, ma una buona fetta di loro ti guardano e sembrano altrove. Leggi la rassegnazione nei loro occhi. Hanno assunto l’atteggiamento svogliato e rassegnato dei loro genitori (ma non dei loro nonni o bisnonni…). Tanto sanno che non cambierà mai nulla, sanno che dovranno chinare sempre la testa, sanno che…. Basta! 

L’intervista di Pupi Avati trasmette, tra le righe, un barlume di speranza, infonde fiducia e invita a lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Sapete come? Recuperando la sfrontatezza delle passate generazioni, dice Pupi Avati, quelle che nel dopoguerra si sono tirate su le maniche e hanno ricostruito l’Italia, trasformandola in ottava potenza mondiale.

L’atteggiamento mentale suggerito da Avati è dunque quello di possibilità. Diamoci una possibilità e diamoci dentro! Dopo tutto, siamo italiani (cioè nel nostro DNA siamo brillanti, fantasiosi, creativi, laboriosi…).

Amici, nel’augurarvi un buon w.e., vi riporto il link diretto all’intervista. E’ successiva all’ora di trasmissione. Un giorno da pecora 22 novembre 2019.

Ad maiora!