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CURIOSANDO SI CRESCE – Chi ci conosce sa quanto amiamo tuffarci su un mucchio di libri usati. Può essere in una fiera di paese, in una biblioteca, oppure in un negozio di robivecchi.Ultimamente stiamo trovando autentiche perle, volumi utili non tanto a noi (per fortuna non siamo nelle condizioni di averne bisogno in prima persona, vivaddio), ma preziosi per arricchire i nostri seminari di esercizi e casi pratici. Da settembre fino alla scorsa settimana abbiamo acquistato per un euro ciascuno “Il metodo antistronzi“, di Robert I. Sutton, “E’ inutile che alzi la voce“, di Massimo Picozzi e Catherine Vitinger, e “Il mio capo è un bastardo“, di Richard Maun.

C’è un elemento che li accomuna: tutti e tre avevano piantato a metà un bel segnalibro. Cosa significa? Che sono stati abbandonati prima di essere letti fino alla fine. Tante sottolineature e scarabocchi a matita e a penna fino ad un certo punto, poi mollati, per ritrovarsi su una bancherella impolverata… Possibile che fossero illeggibili al punto da meritare di essere scartati dopo un così promettente inizio…? Uuhhmm, più facile che quel tritacarne rappresentato dalla quotidianità abbia strappato i volumi di mano a chi li aveva acquistati e volenterosamente iniziati.  

E così mi è tornata alla mente la riflessione che il nostro maestro ideale Dale Carnegie fa all’inizio del suo imperdibile “Come vincere lo stress e cominciare a vivere“. Suona più e meno così: le tecniche di comunicazione efficace sono, a ben guardare, intuitive e semplici. Eppure in pochi riescono davvero a trarne giovamento nella vita di tutti i giorni, perché sono pochi quelli che hanno la costanza di applicarle, di fare esercizi e di annotare i progressi per diventare bravi.

Se una collega vi risponde stizzita e voi non siete più che palestrati con le pratiche di respirazione consapevole per spostare il focus mentale, sapete cosa vi accade? Che rispondete a tono, vi fate una bella litigata (che sarebbe ancora il meno) e il giorno dopo dal rancore che continuate a provare le negate il saluto, per alimentare la spirale negativa e ritrovarvi un mese o anche solo una settimana più tardi a dire che il vostro ambiente di lavoro fa schifo…

La chiave di volta, amici, è nella costanza! 

E’ più facile attaccare il disco del lamento, piuttosto che tirarsi su le maniche e investire tempo, energie e volontà. Lo sappiamo, però… Con quali risultati sul lungo periodo? Possibile che l’immediatezza di internet ci abbia fatto perdere la pazienza di leggere fino alla fine un libro che può esserci utile? Del resto se lo abbiamo acquistato un motivo ci sarà pur stato, giusto? 

E allora non ci resta che diventare martelli viventi e picchiare con la pratica il ferro, fino a forgiarlo a nostra immagine e somiglianza. Ne vale la pena, anche perché quel ferro rappresenta la nostra vita…

Ad maiora!