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CURIOSANDO SI CRESCE – Bellissima intervista di Zapping (Radio 1) venerdì sera a Giada Messetti. La giornalista ha appena pubblicato “Nella testa del Dragone” (Mondadori), indagare a tutto campo sulle contraddizioni e sulle ambizioni di un paese di cui l’occidente, dice l’autrice, ha una conoscenza molto limitata. 

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Come sapete, amici, siamo sempre con le antenne dritte, alla ricerca di insegnamenti di vita da riportare a voi, colleghi del pubblico impiego, sotto forma di strumenti per migliorare il nostro lavoro e la qualità della nostra esistenza. Ebbene, ad ascoltare la Messetti abbiamo fatto un salto sulla sedia, perché delle sue parole ci è arrivata forte e chiara una bella lezione. Eccola.

Il giornalista Giancarlo Loquenzi domanda: «Rispetto alla SARS (che colpì 17 paesi dal novembre 2002 al luglio 2003) la Cina ha fatto passi avanti nella gestione dell’emergenza?».

Risposta della Messetti: «Direi di sì, del resto il 31 dicembre 2019 la Cina ha avvisato in via riservata l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ciò nonostante ci sono stati – oggi, come nel 2002 – forti ritardi di comunicazione da parte delle autorità alla popolazione, cosa che ha aggravato l’epidemia».

Ancora il giornalista: «Questo è interessante: c’è stato un problema di comunicazione legato ai livelli di comando, cioè tra la periferia e il centro?».

Risposta della Messetti: «Esatto, perché i leader sono portati a dare buone notizie, buoni dati economici. Quindi quando devono divulgare cattive notizie tendono a prendere tempo, per essere sicuri di quanto stanno dicendo. Purtroppo in casi come questi ogni più piccolo ritardo può essere fatale. Il presidente cinese ha dichiarato di essere a conoscenza della gravità dell’epidemia fin dal 7 gennaio, ma si è subito affrettato a dare la colpa ai funzionari locali per non aver diffuso l’informazione in modo capillare ai cittadini cinesi. Nonostante questo pasticcio iniziale la Cina non ha potuto, come fece ai tempi della SARS, nascondere l’informazione. Ad un certo punto ha dovuto parlare chiaro. Ma a quel punto il danno era già stato fatto».

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Poche parole, ma molto indicative, da cui emergono due dati interessanti ai nostri fini:
1. Per quanto scomode le informazioni devono essere fornite. Nascondersi dietro un dito dà inizialmente una sensazione di sicurezza, ma sul medio-lungo periodo rappresenta un comportamento miope e pericolosissimo.
2. Il cosiddetto “gioco della colpa” è altrettanto pericoloso e inutile. Inutile perché non aggiunge valore, e poi perché arriva tardi. Pericoloso perché dà un’immagine disgregata del centro di comando e ha la conseguenza di aumentare il panico.

Soluzioni. In casi di crisi due cose rassicurano chi sta sotto nella piramide gerarchica (quindi i dipendenti) o sociale (cioè i cittadini):
1. Un’informazione costante e continua…
2. … che sia veicolata da un’unica voce.
Pazienza se non si hanno ancora le notizie definitive: che siano comunicate quelle a disposizione fino a quel momento. Bene, al proposito, sta facendo la Protezione Civile, con due conferenze stampa al giorno. 

Meno strategico, invece, il comportamento del governo ieri notte. Basta guardare cosa sta accadendo ad Asti in questo preciso istante (scriviamo che sono le 12.07 di domenica 8 marzo): la gente ha preso d’assalto i supermercati e si picchia in coda alle casse. Non è un caso che il sindaco di Asti ai microfoni di “Radio Capital” abbia appena detto di essere venuto a conoscenza del provvedimento restrittivo del Governo solo in via informale, non essendo ancora stato coinvolto ufficialmente. Ovvio che poi nella popolazione sia un “liberi tutti” generale, dove anche la più piccola indiscrezione filtrata sui social sia in grado di scatenare il terrore. 

Amici, torneremo sul tema, perché quando riprenderemo la normalità saremo diversi e nessuno potrà mai più dire “abbiamo sempre fatto così”. Una maturazione collettiva è d’obbligo. Del resto le crisi servono proprio a questo. 

Ad maiora! È proprio il caso di augurarcelo…