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CURIOSANDO SI CRESCE – Siamo grati all’editore Sergio Bonelli per averci regalato – a noi come ai tanti fortunati che hanno intercettato l’iniziativa sul web – un albo a fumetti al giorno per quattordici giorni. La promozione è iniziata il 23 marzo e si conclude oggi. 

COACHING P.A. Bonelli

Quattordici fascicoli per quattordici personaggi. Il primo è stato l’intramontabile Tex, poi Zagor, Mister No, Dylan Dog, fino a Morgan Lost e Dragonero, per citarne alcuni. Non siamo tra quelli che ogni settimana si precipitano in edicola ad acquistare fumetti, però quando ci è offerta l’occasione non ci facciamo certo pregare. Anzi… E così li abbiamo divorati uno dopo l’altro, con curiosità e profonda ammirazione per i disegnatori della Bonelli, così bravi da dover assurgere, secondo noi, all’olimpo degli Artisti.

Un tratto comune percorre tutta la raccolta: per ciascun personaggio la Bonelli ci ha offerto il numero uno della serie, cioè il primissimo fascicolo uscito in edicola in anni più o meno lontani. Figuratevi che Tex è del 1948. Zagor, invece, è del 1961, Mister No del 1975, Martin Mister del 1982, Dylan Dog del 1986, Natan Never del 1991, fino al modernissimo Morgan Lost, del 2015. Una sorta di viaggio nel tempo che con l’avvicinarsi ai giorni nostri evidenzia una caratteristica inquietante, di cui la Bonelli si è fatta interprete: la crescita di violenza, cattiveria e brutalità nella società. Pensate che mentre sulla copertina di Tex il noto personaggio in camicia gialla impugna la tipica corda dei cowboy per acchiappare i tori, sulla copertina di Morgan Lost è tutto un fiorire di mostri con occhi rossi di morte, zombi con asce e coltelli fradici di sangue.

Mioddio… C’è da impallidire se confrontiamo i nuovi personaggi con quelli di un tempo, che peraltro in alcuni casi hanno sospeso le pubblicazioni. Vai a domandarti perché… Come ad esempio Mister No, di cui dal 2006 possiamo leggere solo le ristampe. Rimaniamo un momento su Mister No, i cui creatori gli facevano strillare un «NOOOO!!!» indignato quando un suo compagno di avventura colpiva a morte con un mitragliatore gli indigeni armati di sole lance. 

Colpa della Bonelli? Certo che no. La Bonelli semmai è un po’ come un obiettivo puntato sulla società, e quindi ne interpreta gli umori e vi si adatta. Esattamente come i designer di certe case automobilistiche che da qualche decennio a questa parte concepiscono auto con frontali sempre più simili a musi di belve feroci. La Peugeot qualche anno fa mandò in produzione la 407 coupe che somigliava a uno squalo. Aveva addirittura le prese d’aria laterali uguali alle branchie del pescecane. Guardate la parte anteriore della bellissima Alfa Romeo Giulia: i fari richiamano gli occhi taglienti e aggressivi del lupo. Così la BMW e potremmo andare avanti per ore. Vi ricordate la prima Nissan Micra, uscita nel 1992? Per non parlare della prima Clio, del 1991? Confrontatela con l’ultima nata in casa Renault (2019) e impallidirete. Tutto un altro pianeta: somiglia ad un proiettile… Resiste la Panda, vivaddio, con occhi (fanali) ingenui e buoni.

Così va il mondo, e non è infatti un caso che il nostro sia considerato il secolo della rabbia. Aggiungiamo pure che per la maggior parte di noi si tratta di una rabbia inespressa, trattenuta, malcelata, che sfoghiamo come possiamo, magari anche solo acquistando un’auto che riflette le nostre viscere più nascoste. Basta ascoltare il tono di voce della stragrande maggioranza dei politici italiani (e non solo) per ritrovare la stessa rabbia che serpeggia nella società. Del resto sono i nostri rappresentanti, no…? Così come è sufficiente partecipare a certe sedute di un Consiglio Comunale a caso per ritrovarla, idem se assistiamo a certe riunioni dei Dirigenti di una Pubblica Amministrazione qualsiasi. 

E’ ora di cambiare passo. 

E così arriviamo al Coronavirus. Forse ha ragione Enrico Mentana, quando su Twitter scrive che non è mica detto che ci risveglieremo tutti più buoni. Anzi… Però dovremmo aver capito che la rabbia e l’aggressività non servono a nulla e sono fonti di distruzione e malessere. Possiamo cancellarle? No, perché fanno parte della nostra natura. Ma possiamo imparare a gestirle, questo sì, chiedendo anche a chi ha nelle mani i bottoni dell’emotività di massa (mondo della pubblicità e della politica in primis) di evitare di alimentarle per attirare l’attenzione. Prima del Covid19 gestire la rabbia poteva essere vista come una moda new age, oggi è diventata proprio una necessità, la via maestra per salvarci la pellaccia. 

Il monaco Thích Nhất Hạnh ha scritto un bellissimo libro, “Spegni il fuoco della rabbia”. Lo suggeriamo a tutti coloro che vogliono cogliere l’occasione per reimpostare l’esistenza su basi nuove e ricominciare a vivere…

Last but not least: ovviamente si tratta di una lettura super suggerita anche ai nostri colleghi degli enti pubblici… 😉

COACHING P.A. Spegni il fuoco della rabbia

A domenica prossima, cari amici.

Ad maiora!
COACHING P.A.