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CURIOSANDO SI CRESCE – Cari colleghi della Pubblica Amministrazione, oggi il vostro coach vi sorprenderà. Dopo tre appuntamenti domenicali spesi per parlare di gestione dei team ai tempi del Covid-19, cambiamo registro e dedichiamo la nostra rubrica all’interiorità, tema che ci riguarda più come esseri umani che come dipendenti pubblici, non per questo tuttavia meno importante per svolgere al meglio il nostro lavoro. Anzi…

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Cominciamo da un dato: uno degli effetti della pandemia è l’esplosione dei casi di burnout. Già nell’era pre Covid-19 non stavamo messi tanto bene, ma adesso il fenomeno ha assunto proporzioni gigantesche. Vedi tutto nero, non scorgi vie d’uscita, ti senti solo e abbandonato e il cervello letteralmente brucia, “to burn”. Da qui a episodi come il povero pizzaiolo sardo che distrugge a mazzate il suo locale il passo è breve. 

Ok, d’accordo: in casi estremi come questi parlare di salubrità dei pensieri, di concentrazione sul respiro e di ancoraggio alle cose belle della vita suona un po’ fuori luogo. Perché in casi estremi servono aiuti, subito e tangibili.

Al tempo stesso ci ostiniamo a credere nelle straordinarie qualità del nostro cervello, che è un computer potentissimo, capace di immagazzinare dati, di processarli e di trasformarli in pensieri e azioni coerenti. Non parliamo il giapponese se siamo nati e cresciuti in Italia da genitori italiani. No input, no output. Non siamo affettuosi con i nostri figli se da bambini non siamo quasi mai stati presi in braccio. Non siamo premurosi con i più deboli se in famiglia ci siamo sentiti ripetere come un mantra “chettenefrega degli altri”. È una legge di natura, che come tutte le altre ha delle eccezioni, certo. Mica detto che da una famiglia di violenti debbano per forza nascere figli a loro volta violenti. Però qui ci fermiamo perché vogliamo restare su un preciso binario.

Quindi, sintetizzando finora, possiamo dire che la qualità dei risultati della nostra vita dipende (anche) dalla qualità del “materiale” che utilizziamo per costruire le nostre azioni e i nostri comportamenti. È come un imprenditore che edifica un palazzo con cemento scadente: le cause di un eventuale crollo del manufatto, anni dopo, andranno ricercate (anche) nella qualità del cemento utilizzato. È come un cuoco la cui torta fa piegare in due dal mal di pancia tutti quelli che l’hanno mangiata: che abbia impiegato uova avariate, forse…?

Mi seguite, colleghi? Ma mentre nel caso di un palazzo o di una torta quel che è fatto è fatto e non si può tornare indietro, nel caso del nostro comportamento il discorso cambia, perché quello straordinario miracolo del nostro cervello non è statico, ma impara in continuazione. Ai dati esistenti, infatti, possiamo sovrascriverne di nuovi e più funzionali rispetto ai risultati che vogliamo raggiungere.

E qui arriviamo al punto.

Prima della pandemia, sarà stato fine gennaio, inizio febbraio, stavamo lavorando alla messa a punto di una nuova tecnica, che avremmo voluto illustrare ai nostri corsi live, in programma da lì all’estate. Poi è successo quel che è successo e l’idea di parlarne in un webinar non ci fa impazzire, perché senza applicazione pratica il rischio è di vanificarne gli effetti. Paradossalmente è più facile scriverne e invitarvi a spegnere il PC e darne subito seguito con un esercizio. 

Domanda per voi: vi piacerebbe tornare bambini e sentirvi dire da un adulto saggio e lungimirante, che conosce esattamente ciò di cui da grandi avrete bisogno per raggiungere determinati risultati, le parole giuste per impiantare in voi i semi di quelle stesse abilità?

Esempio. Oggi vi sentite insicuri e ogni volta che dovete prendere una decisione tentennate fino all’estremo. Oppure vi fate spaventare dalla più piccola novità, al punto da bloccarvi ancor prima di iniziare una nuova avventura. Nel primo caso avete bisogno di sicurezza, nel secondo di coraggio. Qualità che nessuno vi ha fatto germogliare quando, da bimbi, il vostro cervello era un foglio bianco pronto per essere colorato. Che ne dite ora di vestire i panni di quel saggio cui accennavamo poco fa? Sì, direttamente voi. Voi, cioè, che entrate nel vostro sistema operativo e scrivete i codici giusti, al momento giusto.

Guardate amici, i nostri genitori ci hanno voluto un bene dell’anima e tuttora ce ne vogliono, ovunque siano. Al tempo stesso hanno commesso alcuni errori involontari nell’allevarci, trasferendoci – tra il resto – paure e insicurezze, che se non impariamo a controllare possono portarci nei casi estremi all’esaurimento (oggi meglio conosciuto come burnout, appunto), ma da cui tuttavia noi oggi possiamo prendere consapevolmente le distanze.

 

figlia

Ecco come. La tecnica l’abbiamo ribattezzata “A tu per tu con il bambino che sei stato” e funziona così: prendete una fotografia di quando eravate piccoli. Meglio se l’immagine di voi bambini è ripresa di fronte, cioè mentre guardate l’obiettivo della macchina fotografica. Poi cercate un luogo tranquillo della casa, dove avete la sicurezza di non essere disturbati per almeno 5-10 minuti. Fate un bel respiro profondo, entrate in uno stato di quiete mentale e, nel guardare negli occhi il bambino che siete stati, pronunciate le parole di elogio, conforto, incoraggiamento, protezione, affetto… che se aveste ricevuto allora probabilmente adesso sareste più sicuri, forti, coraggiosi… 

Ad esempio: «Caro Giovanni, cara Sandra, cara Cristina, caro Enrico ti voglio bene, tu cresci sicuro, coraggioso, forte… Ti prometto che ti proteggerò in ogni situazione e farò il massimo perché tu possa trovare il tuo equilibrio e riesca a realizzarti nella vita». E qui potete davvero sbizzarrirvi nella scelta degli input giusti, che solo voi potete conoscere.

figlio 2

Chiara la tecnica, vero? Ci rendiamo conto che si tratta di un passaggio delicato, non per tutti. Bisogna essere pronti e volerlo davvero un cambiamento di questa portata. Altrimenti la scorciatoia più semplice sarà bollare il tutto come la solita pratica new age, che mal si addice a noi dipendenti pubblici, manco fossimo una specie protetta. Ma se questo post beccherà alcuni di voi nel momento giusto, allora ne avrete grandi giovamenti. Come professionisti, come civil servant, come persone. Fateci sapere.

Un caro saluto, amici, a domenica prossima.

Ad maiora!
COACHING P.A.