Tag

, , , ,

👣 CURIOSANDO SI CRESCE 👣 – ESTATE ⛱🚉✈️🚄⛺️🗻 – Questa settimana – e non poteva essere altrimenti – diamo la parola al poeta americano Charles Bukowski, che proprio oggi, 16 agosto 2020, avrebbe compiuto 100 anni!

In mezzo alla strada Abbiamo l’imbarazzo della scelta, perché sono davvero tante le perle di saggezza che ci ha lasciato. È sufficiente spazzolare via dai suoi scritti le risse, le bevute e le descrizioni minuziose delle sue avventure sessuali perché emergano a decine: sulla vita, sulla scrittura, sull’amore, sulla morte.

Ne abbiamo scelta una, tratta dalla raccolta di interviste “Il sole bacia i belli”, Feltrinelli, 2014 *. E’ una riflessione sull’ozio. E Dio solo sa di quanto abbiamo bisogno di staccare la mente da tutto e da tutti, in un momento in cui i casi di burnout nel mondo sono incredibilmente in ascesa, complice il Covid-19 e complici i ritmi frenetici e insostenibili cui da sempre la civiltà “evoluta” è preda.

E allora gustiamoci il Vecchio Buk, che anche nel giorno del suo centesimo compleanno ci fa un regalo. E noi lo ricambiamo dedicandogli un pensiero di gratitudine, magari neppure poi così tanto gradito. Conoscendolo…

Buk lives

Anche i muri di Parigi parlano… Bukowski lives

SULL’OZIO
Questo è molto importante… oziare. Il ritmo è l’essenza. Se non ci si ferma completamente e non si fa nulla per lunghi periodi, si perde tutto. Sia che tu faccia l’attore, qualsiasi cosa, la casalinga… devono esserci grandi pause tra un picco e l’altro, dove non si deve fare assolutamente niente. Te ne stai coricato a letto a guardare il soffitto. Questo è molto, molto importante… Non fare assolutamente niente, molto, molto importante. E quanti lo fanno nella società moderna? Molto pochi. Ecco perché sono completamente pazzi, frustrati, arrabbiati, e carichi di odio. All’epoca, prima di sposarmi, o di conoscere un mucchio di donne, abbassavo le tapparelle e rimanevo a letto per tre o quattro giorni. Mi alzavo a cagare. Mangiavo una scatola di fagioli, tornavo a letto, rimanevo lì tre o quattro giorni. Poi mi vestivo e uscivo, e il sole era splendente e i suoni grandiosi. Mi sentivo potente, come una batteria ricaricata. Ma sai qual era la prima cosa che mi buttava giù? La prima faccia umana che incrociavo sul marciapiede, metà della mia ricarica se ne andava all’istante. Una faccia mostruosa, inespressiva, stupida, insensibile, caricata dal capitalismo… lo “sgobbone”. E tu facevi: “Oooh!”. E se ne andava via metà carica. Ma ne valeva comunque la pena, me ne restava ancora metà. E quindi, sì all’ozio. Non intendo pensare a cose profonde, intendo non pensare proprio a niente. Senza pensieri di progresso, di tentare di migliorarsi. Proprio starsene come un… lumacone. È bellissimo.

A domenica prossima, amici.
Ad maiora!

* Dall’intervista di Sean Penn del 1987, dal titolo “I duri scrivono poesia”. Brano a pag. 255.

IN VACANZA, SÌ, MA CON IL CUORE RIVOLTO VERSO I NOSTRI SOGNI E LA MENTE VERSO LA FORMAZIONE. IL CONSUETO APPUNTAMENTO CON LA RUBRICA DOMENICALE SI TRASFORMA E SI ADEGUA ALL’ESTATE. SPUNTI DI RIFLESSIONE E STIMOLI ANCHE AD AGOSTO! PERCHÉ LE AMBIZIONI NON VANNO MAI IN VACANZA, COME ANCHE LA VOGLIA MATTA DI IMPARARE E DI TRASFORMARE LA NOSTRA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. 😉🚀🎯